“ (…) Ognuno di noi deve trovare per conto suo che cosa sia lecito e che cosa sia proibito: proibito per lui. Si può non fare mai alcunchè di proibito ed essere tuttavia un grande furfante. E viceversa. A rigore, è questione di comodità. Chi è troppo comodo per pensare da sé ed essere giudice di se stesso si adatta ai divieti quali sono. Facile per lui. Altri sentono invece certi comandamenti dentro di sé e considerano proibite cose che qualunque galantuomo fa ogni giorno, mentre sentono lecite altre cose che di solito sono vietate. Ognuno dev’essere garante di se stesso.”

(Hermann Hesse – Demian)

Con queste parole Max Demian si rivolge all’amico Emil Sinclair. Max è consapevole di una differenza fondamentale che accomuna lui ed Emil, il marchio di Caino. Gli uomini hanno condannato quest’ultimo per aver ucciso il fratello Abele e lo hanno fatto con la crudeltà del branco, spinti dal bisogno infantile di additare un modello semplificato attraverso cui spiegare la realtà. “Ma chi dice che il gesto di Caino sia da stigmatizzare?”, ecco cosa si chiedono i protagonisti di questo splendido romanzo di Hesse. Caino rappresenta il coraggio, la lotta, il rifiuto della sopraffazione. Caino è la vita che si dibatte e vince, che cerca in continuazione, anche sbagliando, che rifiuta i propri limiti infervorandosi nell’immane tentativo di superarli, senza paura di pagare un prezzo pesante. Ci sono uomini che temono quelli col marchio e si sollazzano beatamente nella propria mediocrità, fatta di certezze indiscutibili e di verità per le quali non è necessario indagare. Altri (pochissimi) non accettano nessuna regola se non quella dettata dalla propria morale; e, nel continuo ragionare con se stessi, s’incamminano verso mondi sconosciuti come pionieri pronti a far sbocciare chissà dove le proprie speranze. Sono filosofi, scrittori, artisti di ogni genere ma anche matematici, fisici, scienziati e gente semplice, tutti uniti da un’unico comune denominatore: il rifiuto di regole calate dall’alto, di comandamenti non ragionati. A questi innovatori l’unamità deve un pesante tributo e, certamente, non poche scuse. Uscire dal branco è spesso difficile, doloroso, isolante. Ma, a volte, diviene necessario perdere tutti per trovare la persona più importante: se stessi.

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32 thoughts on “

  1. tolstoj76 aprile 23, 2007 alle 9:58 am Reply

    Volevo invitare tutti quelli che passeranno da queste parti e che sentono addosso il marchio di Caino a lasciare un piccolo commento.

  2. BlackLace aprile 23, 2007 alle 10:07 am Reply

    🙂 Grazie per l’invito! Ho letto ed anche se non ho ancora riflettuto su ciò che hai scritto, a getto dico questo: Trovare se stessi è un percorso lungo e a volte doloroso. Sperimenti di tutto dall’odio per te stesso alla perdita di affetti. Vero che ti liberi da schemi e luoghi comuni per assumere la tua vera natura che comunque poi deve trovare il suo assetto ed equilibrio con il mondo circostante, e credimi, anche questo non è poi così facile ed immediato.
    Aggiungo una cosa però: il segno di Caino, nell’iconografia biblica è molto profondo e dovrebbe far riflettere su una cosa: il rispetto per chi è diverso. Il segno è una Tau e presumo tu sappia cosa sia, non un simbolo orientale fine a se stesso ma la croce.
    Non volendo ho chiuso un cerchio: se stessi, amarsi, è entrare nella croce e non scandalizzarsi, anzi vederla come è ossia uno strumento di salvezza, per se stessi e per gli altri. Quindi: nessuno tocchi Caino, perchè Caino siamo te ed io.

    Con affetto

    Black

    (ps. ti linko se non ti dispiace) :-))

  3. FalenaEbbra aprile 23, 2007 alle 10:21 am Reply

    Caino era un uomo, ed in quanto tale soggetto alle sue debolezze umane.
    Sì, in talune fasi della mia vita sento di avere il marchio di Caino, mi sento un po’ singolare e fuori dal mondo, ma ma ce ne sono altre in cui può essere rassicurante, confortante e non riduttivamente conformista “rientrare nel branco”. In fondo siamo tutti figli di Caino ed in quanto tali possiamo farci compagnia e rispettarci con punti di forza e défaillances.

    Ecco, come ti dicevo amo Hesse, ma il suo eccessivo individualismo un po’ mi spaventa.

    Buon lunedì e complimenti per il blog

    Falena

  4. Futureclose aprile 23, 2007 alle 12:32 pm Reply

    Bello questo post! E te lo dice una che sta scrivendo un romanzo sul Marchio di Caino, :)) !
    Comunque è proprio il cuore del tuo post ciò che mi interessa: a volte l’unicità di una persona passa proprio attraverso quel maledetto “marchio”. Salvo poi potersi “redimere” però se si commettono dei peccati gravi(pensa ai personaggi di Dostoevkij ad esempio…); secondo me la libertà personale è sacra ed inviolabile, ma questo non significa che non possa dialogare con Dio.
    Ciao! Piacere di averti conosciuto!
    Elisabetta

  5. blowersdaughter aprile 23, 2007 alle 1:12 pm Reply

    Nessuno ha inciso sulla pelle il marchio di Caino come nessuno ha quello di Dio…a volte è così difficile da ammettere eppure ci sentiremmo tutti molto più sollevati e saremmo tutti incredibilmente più tolleranti e disponibili verso gli altri se ci accorgessimo di una sola tremenda verità: siamo solo uomini. Uomini fatti di errori, passioni, infiniti e bassezze…uomini che si chiedono tante volte dove sia il giusto o lo sbagliato da dimenticare di chiedersi dove sia l’umano.

  6. toujoursfou aprile 23, 2007 alle 10:52 pm Reply

    Uscire dal branco è spesso difficile, doloroso, isolante. Ma, a volte, diviene necessario perdere tutti per trovare la persona più importante: se stessi.

    E’ assolutamente vero.
    Decisamente vero.

    P.s. La prima volta che sono passata di qui ho definito questo posto come fantasticamente artistico (o artisticamente fantastico).
    Che dire?
    Lo ribadisco, sì si.

    A presto

  7. WhiterShade aprile 24, 2007 alle 8:47 am Reply

    mi fa piacere che ti piacciano le mie nonpoesie..

  8. TEATRODELUXE aprile 24, 2007 alle 11:07 am Reply

    passo volentierissimo fra le tue pagine….sono contenta che ti il nostro blog sia di tuo gradimento, grazie a presto.
    TDeluxe

  9. saltonelvuoto aprile 24, 2007 alle 12:32 pm Reply

    Ho il marchio di caino?non so.a volte,forse…ma non me ne curo.o forse fingo di non curarmene perchè,molto spesso,la gente non mi conosce,e non mi attribuisce quel marchio.forse sono io che lo sento dentro di me,come se fossi l’unica persona consapevole delle mie debolezze,della mia “umanità”.

  10. sailorjupiter aprile 24, 2007 alle 3:59 pm Reply

    davvero bello il tuo blog! complimenti!!!!!!! ^_^

  11. Dolcelei aprile 24, 2007 alle 4:11 pm Reply

    Caspita si che ce l’ho questo marchio, mica sono diversa dagli altri..
    Sono un Caino pentito..succede sempre così..però so che succederà mille volte..è la mia natura. Spero poi nella salvezza..^__^

  12. angelikaramella aprile 24, 2007 alle 11:03 pm Reply

    Difendere, per cosi’ dire, se stessi e’ la prima ‘regola’.Se non amiamo e rispettiamo noi stessi come possiamo pensare di trovare negli altri verita’ e decenza?;-)Ti lascio qui un bacio, Tol..e un abbraccio^_*Angelika..a presto, per chiacchierare un po’..tempo permettendo;-)

  13. LaleFuNk aprile 25, 2007 alle 12:59 pm Reply

    bellissimo libro,nulla da aggiungere.

  14. Vallyna aprile 25, 2007 alle 10:46 pm Reply

    beh..io mio figlio lo voglio chiamare Caino.e non scherzo.

    tutti me le tirano dietro perchè dicono che gli rovinerò la vita e che mi odierà..bah se è mio figlio prenderà da me questa voglia pazza di originalità e quindi forse si innamorerà del suo nome..e poi Caino..colui che non può essere toccato da nessuno, e chi lo toccherà sarà punito sette volte tanto.
    in + Dante sia nell’inferno sia nel paradiso utilizza la perifrasi Caino e le Spine, riferita a una leggenda popolare secondo cui caino fu condannato a camminare sulla luna portando un fascio di spine sulla schiena, e i crateri lunari sono la sua ombra…
    in poche utilizza la perifrasi Caino e le Spine x indicare la luna.

    sarebbe un nome stupendo.per questo vorrei chiamare così mio figlio.

    Caino..poi l’accento sulla i…

  15. BeaBeatrix aprile 26, 2007 alle 2:49 pm Reply

    Vivere al limite degli schemi esistenti, uscirne, infrangerne e mettere una mattonella oltre, per allungare il ponte della consapevolezza… il marchio di Caino ha il sapore del miele, per alcuni. In ognuno di noi c’è il coraggio di seguire la propria strada, ma qualcuno ne ha paura e decide che sia più facile far pensare gli altri al proprio posto, ma se tutti ragionassro così… chi seguiremmo?
    Con affetto
    Bea

  16. skyeyes84 aprile 26, 2007 alle 8:15 pm Reply

    Un saluto.. Ti ho lasciato il mio invito.. Un bacio..

  17. francagnam aprile 26, 2007 alle 9:01 pm Reply

    Ora nn è che proprio m senta addosso il marchio di Caino, ma volevo solo dirti che il tuo blog è bellissimo!! Ciao ciao

  18. Namyra aprile 27, 2007 alle 12:08 pm Reply

    Tolstoj, non sono tanto sicura di pensarla proprio così, ma il post è davvero bellissimo. Questo relativismo estremo della giustizia è un concetto un po’ insidioso.

  19. infinityfuture aprile 27, 2007 alle 12:11 pm Reply

    < In quanto essere pensante, l'uomo ha impresso il marchio di Caino. A differenza dell'animale che agisce per istinto e uccide per sopravvivere, egli, calcola ogni sua azione in funzione dei propri interessi, arrivando anche ad ammazzare. Con la sua capacità mentale,riesce a camuffarsi dietro una maschera d'ipocrisia con l'abilità di cambiarla ad ogni occasione, cosicchè, può sembrare buono, affabile, loquace, simpatico con alcuni e intollerante,presuntuoso,malvagio con altri.E' abile a mentire e a trovare delle motivazioni persuadibili ai propri errori, anche i più gravi. E? capace di ammazzare il padre, la madre, la moglie il marito, l'amante l'amico, perchè è combattuto da una quantità di sentimenti irrefrenabili: la gelosia, l'odio, la passione e l'amore.
    Ma l’uomo, ahimè, quest’ultimo sentimento non lo conosce ancora!>

  20. flamboyant aprile 27, 2007 alle 8:24 pm Reply

    Poni sempre delle domande interessanti e inquietanti.
    E’ difficile non sentirsi Caino di questi tempi, uomo contro uomo in quelle azioni quotidiane che vengono definite “barriere necessarie” per consolidare o conquistare la pace.
    In fondo l’uomo si porta dietro ab origine questo marchio….credo sia proprio impossibile per il genere liberarsene.
    I pochi che escono fuori dal coro sono sempre troppo pochi perchè si possa ribaltare un ordine stabilito e prestabilito.
    Ciao, veramente bravo :-)))

    Flam

  21. Pachucha aprile 28, 2007 alle 6:40 pm Reply

    Un abbraccio e felice domenica 🙂

  22. utente anonimo aprile 29, 2007 alle 11:35 am Reply

    Rifletto…Il marchio di Caino è forse la propensione al peccato? E’ cedere all’invidia? E’ la ricerca del potere, il desiderio spasmodico di ottenere il successo e l’approvazione incondizionata degli altri?
    Da questo punto di vista siamo , come Caino, tutti figli di Eva…Ti abbraccio, caro Angelo, continua a proporci spunti di riflessione, andando a fondo si può migliorare qualcosa in noi stessi e in chi ci sta accanto…Ciao Carla (eidedie)

  23. venus4 aprile 30, 2007 alle 12:27 pm Reply

    Cavoletti io non me lo sento, ma ti posso mandare un bacione?

  24. flaviablog maggio 7, 2007 alle 9:34 am Reply

    Hesse infatti pensò molto a se stesso. Mi pare che suo figlio non volle più saperne di lui, che non brillò come marito e neppure come padre.
    Il marchio di Caino?
    C’è in noi nella misura in cui c’è anche il marchio di…Abele.

  25. pinkpatrix maggio 11, 2007 alle 3:31 pm Reply

    e se perdi tutti e te stesso non lo trovi cmq?

  26. IrinaP maggio 11, 2007 alle 4:41 pm Reply

    Interessante… chiamami pure Caina. Rifiuto regole imposte “perchè di sì”. E l’educazione ricevuta durante l’infanzia (specie a catechismo…) si è basata in buona parte su questo “perchè sì, perchè no”.
    Io esigo il perchè, eppure ciò non mi è sempre possibile quando il sentimento prende il sopravvento… lì lascio andare l’istinto perchè la ragione non mi sa spiegare il perchè… opppure io non lo trovo o, meglio (peggio?) ancora non lo voglio trovare…

    Si potrebbero spender ore parlando di questo argomento… la storia di Caino e Abele è cmq una metafora, un po’ come tutti gli episodi della Bibbia, libro che vorrei riscoprire dopo averlo rifiutato da piccola a catechismo, non per fede, ma per curiosità. Interpretato in base alle mie esperienze però. Non dal prete. sarò blasfema? Mah…

  27. sullemielabbra maggio 11, 2007 alle 11:07 pm Reply

    è un post molto interessante il tuo. La ristretta schiera di persone che rifiuta le regole e ascolta l’unica legge della sua moralità per ritrovare se stessa, ecco, questa dovrebbe essere la realtà di ognuno. Ascoltare il proprio cuore e vivere della propria mente…

  28. novadiana maggio 13, 2007 alle 4:21 pm Reply

    Grandissimo Hesse

  29. lizzzard maggio 16, 2007 alle 3:29 pm Reply

    “Ognuno di noi deve trovare per conto suo che cosa sia lecito e che cosa sia proibito: proibito per lui. Si può non fare mai alcunchè di proibito ed essere tuttavia un grande furfante.”
    Verissimo… in fondo nessuno può decidere cos’è lecito e cos’è proibito… Siamo noi che lo facciamo… oppure è la società che lo fa per noi. E ci condanna per ciò che facciamo.

  30. Rosmualda giugno 2, 2007 alle 5:53 pm Reply

    “Ognuno deve essere garante di se stesso..”
    Ammetto che questa frase mi ha lasciata un pò basita, ma senza propendere nè da un lato nè dall’altro. Perchè appena l’ho letta ho sentito l’eleganza del pensiero e la vericità del medesimo.
    Ammetto anche che Herman Hesse è uno dei scrittori complessi che adoro di più leggere: non è molto facile e immediata la comprensione, ma con la dovuta cautela e attenzione si scoprono frasi che son proprie fonti di un nuovo sapere poco conosciuto.
    Mi piace l’organizzazione del tuo blog: scorrevole, precisa, ordinata. E pensare che io sono una disordinata-ordinata: nessuno comprende il mio ordine, perchè ci vuole passione, solo quello 🙂
    Au revoir

  31. sunflower69 giugno 17, 2007 alle 3:40 pm Reply

    come vedi sono venuta a trovarti… Hermann Hesse e’ uno dei miei autori preferiti…mi piacciano i tuoi post, tornero’ a leggerli con piu’ calma. ciao..

  32. Muirgen giugno 22, 2007 alle 6:35 pm Reply

    “La vera vocazione di ognuno è una sola, quella di arrivare a se stesso…Affar suo trovare il proprio destino, non un destino qualunque, e viverlo tutto e senza fratture dentro di sé. Tutto il resto significa soffermarsi a metà, un tentativo di fuga, il ritorno all’ideale della massa, adattamento e paura del proprio cuore”

    H. Hesse, “Demian”

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