“[Askenasi] si sedette sulla roccia squadrata e cominciò ad ascoltare il mare. Un testo straniero, pensò, una lingua monosillabica. Forse non ha nemmeno coniugazioni. Solo ritmo… Come chi improvvisamente comincia a capire qualche parola di una lingua completamente sconosciuta, si chinò in avanti con espressione inquieta e tese l’orecchio verso quel ritmo ostinato. Sta dicendo qualcosa, non c’è dubbio. Ma forse non va ascoltato con le orecchie e con la ragione – trattenne il respiro, continuando ad ascoltare. Forse esiste un testo che non si può tradurre in latino o in francese. Finalmente ci si poteva liberare anche di questo: dell’angusto lessico della ragione, di quelle poche centinaia di migliaia di concetti che custodivano gelosamente un segreto senza essere capaci nè di racchiuderlo del tutto nè di esprimerlo compiutamente.”

(Sàndor Màrai – L’isola)

Il protagonista de “L’isola” è un uomo in cerca, un vecchio professore. Questo grottesco alter ego dell’autore ha compreso, dopo aver abbandonato la moglie per un’altra donna, di non poter trovare la risposta all’oscuro interrogativo che pende sul capo degli uomini attraverso i libri. Intraprende, pertanto, un percorso di ribellione nostalgica nei confronti della “cultura” e si spingere verso lidi oscuri e lontani, giungendo sino al delitto più efferato. Ma neppure tanta sregolatezza si rivela sufficiente a carpire l’enigma dell’esistenza e la conclusione appare angosciante, terribile nella propria essenzialità. Però un passo avanti è stato fatto: ecco perchè l’esperienza merita d’essere tramandata. Così, Askenasi si ritrova nudo al cospetto del mare, rapito dalla bellezza di quel canto “monosillabico” che ripete in continuazione la risposta in una lingua minimale e non accessibile, una lingua estremamente concisa che svela la tragica debolezza delle parole. Non è ancora il Marai del capolavoro “Le braci” quello che incontriamo ne “L’isola”, suggestivo e fatale come in tutte le sue storie, ma un artista alle prese con una tappa decisiva della propria avventura creativa. Il talento è evidente, cristallino; la prosa incalzante ed attenta, consapevole di non poter “racchiudere” il segreto “nè di esprimerlo compiutamente”. Ciò nonostante il messaggio passa, a dispetto dell’insufficienza dello strumento, come in ogni opera d’arte degna di questo nome. Impossibile non lasciarsi trasportare dalla poesia di fondo del racconto in cui si condensano, nella loro esigua essenzialità (spoglia persino di dialoghi), tutti i temi della letteratura più alta: l’amore e il tradimento, la desolazione e la ricerca, il cammino e l’incomprensione della gente. Veniamo precipitati nel percorso egoistico di un individuo disposto a tutto, incurante di affetti, religioni, morale, leggi umane. La conclusione è un monito preciso a tentare un’altra via, nella consapevolezza del fallimento inevitabile. Perchè è inutile macerarsi per un mistero mero frutto della mente e che la smetterà di torturaci in un unico semplice modo: uccidendoci.

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48 thoughts on “

  1. princess06 giugno 22, 2007 alle 11:49 am Reply

    sì…ripasserò
    Un saluto

  2. D3SY giugno 22, 2007 alle 1:27 pm Reply

    E’ proprio vero che non tutto
    si può spiegare e tradurre…
    Ci sono cose che possono essere soltanto accolte e conservate
    e in qualche modo ci arricchiscono inconsapevolmente più delle parole.

    Ciao ^_^

  3. rpalandri giugno 22, 2007 alle 1:28 pm Reply

    bello e interessante …

    ciao,
    Raf

  4. lavocedinarciso giugno 22, 2007 alle 2:24 pm Reply

    Non lo conoscevo, sinceramente, Marai.
    Sono ben lieto di fare la sua conoscenza grazie all?attenta e lucida analisi che hai operato di un tema a me caro in letteratura, quello della risposta al richiamo di emanciparsi dal bisogno di fare letteratura.
    Leggendo quanto hai scritto non ho potuto far a meno di andare con la mente ad un’altra testimonianza di ribellione alla letteratura ed all?atto dello scrivere in particolare ? non so sinceramente quanto pertinente a quella di Marai ma altrettanto degna – rilasciata anni fa da uno dei più grandi pensatori del secolo scorso, Emile Cioran.
    Testimonianza di cui ti lascio un breve ma significativo estratto?

    (?) Il letterato? Un indiscreto che svilisce le sue miserie, le divulga, le ripete fino alla nausea. La spudoratezza ? parata di secondi fini ? è la sua regola. Egli si offre. Ogni forma di talento si accompagna ad una certa sfacciataggine. L?unico che ha del garbo è lo sterile, colui che si tiene in ombra insieme al suo segreto, perché disdegna di ostentarlo. I sentimenti espressi sono una sofferenza per l?ironia, uno schiaffo all?umorismo. Niente di più fruttuoso che conservare il proprio segreto. Vi travaglia, vi rode, vi minaccia. Anche quando è rivolta a Dio, la confessione è un attentato contro noi stessi, contro le energie del nostro essere.

  5. ioletoini giugno 22, 2007 alle 2:46 pm Reply

    queste perle sgusciate vive, che tu semini come piccole bombe – ordigni luccicanti e bellissimi – mi rallentano il fiato mi toccano come aghi, si annodano intorno alla gola e immediata è la voglia di annegarci dentro.

    non ti capita mai di riemergere da un libro come annaspando?

  6. angelikaramella giugno 22, 2007 alle 3:27 pm Reply

    Molto molto interessante;-) Voglio leggerlo con premura..Un abbraccio, per ora, caro Angelo^_*

  7. tolstoj76 giugno 22, 2007 alle 3:33 pm Reply

    ioletoini: mi capita sempre di “riemergere annaspando”, l’arte mi mozza e deve mozzare il fiato: non le chiedo nulla di meno. Onorato dei tuoi commenti poetessa.

  8. flameonair giugno 22, 2007 alle 7:42 pm Reply

    Talmente interessante lo spiraglio che hai aperto su questo libro che cercherò di leggerlo.

  9. didaquellavera giugno 23, 2007 alle 1:03 pm Reply

    è un libro che non ho ancora letto, quando lo finirò verrò a leggere

    dd.

  10. Ifigeny giugno 24, 2007 alle 6:46 pm Reply

    Molto interessante… è proprio vero che non si riesce a trovare una risposta a tutto, specialmente se la si cerca solo con e nella ragione…

  11. magazoe giugno 25, 2007 alle 9:26 am Reply

    bello,
    ho da chiudere un pò di roba in redax , ti faccio sapere presto

  12. lavocedinarciso giugno 25, 2007 alle 11:44 pm Reply

    Tutti al mondo sono poeti, tranne qualche poeta.

    Gesualdo Bufalino (se non erro)

  13. ladykiller666 giugno 26, 2007 alle 10:39 am Reply

    bel blog pure il tuo.
    ripasserò, un giorno.

  14. infinityfuture giugno 27, 2007 alle 10:06 am Reply
  15. lavocedinarciso giugno 27, 2007 alle 10:24 am Reply

    Pensavo…
    Ci sarà sempre un modo migliore di dire una cosa che è stata già detta.
    Ma pochi sanno che il modo migliore in assoluto è quello di non dirla affatto.

    ?Tutte le nostre parole non sono che briciole cadute dal banchetto dello spirito.? (Gibran)

  16. tolstoj76 giugno 27, 2007 alle 10:52 am Reply

    lavocedinarciso: è vero che forse il modo migliore per parlare di una cosa è goderne direttamente… ma è anche vero che i nomi promettono esperienze infinitamente + grandi della realtà… Proust insegna…

  17. venus4 giugno 27, 2007 alle 11:37 pm Reply

    Tanto tutto ci uccide, a cominciare dal tempo……….
    Ciao

  18. popfil giugno 28, 2007 alle 12:24 pm Reply

    …le parole di Rilke pare si sposino come commento…bacio

  19. novadiana giugno 28, 2007 alle 2:36 pm Reply

    Non ho ancora letto le braci, me lo avevi consigliato, ma non sono ancora riuscita purtroppo.
    E’ bello ciò che hai scritto, ed estremamente vero, a volte il voler comprendere porta alla follia.

  20. tolstoj76 giugno 28, 2007 alle 4:23 pm Reply

    popfil: è vero, le parole di Rilke si adattano perfettamente. Le riporto qui di seguito:
    “Non posso entrare e diffondermi sulla natura dei vostri versi; che ogni intenzione critica è troppo remota da me. Nulla può toccare un’opera d’arte quanto un discorso critico: si arriva per quella via sempre più o meno a felici malintesi. Le cose non si possono afferrare o dire tutte come ci si vorrebbe di solito far credere; la maggior parte degli avvenimenti sono indicibili, si compiono in uno spazio che mai parola ha varcato, e più indicibili di tutto sono le opere d’arte, misteriose esistenze, la cui vita, accanto alla nostra che svanisce, perdura.”

  21. BellaDiGiorno giugno 29, 2007 alle 3:59 pm Reply

    Interessante spaccato di un folle ed egoista uomo che abbandona qualsiasi destino per divorare tutto ciò che incontra senza trovar mai appagamento come un’avida fornace.

    Ho conosciuto un uomo che rassomiglia molto al personaggio inquieto di cui parli.
    Ora ha due figli è depresso e sogna la vita che forse un giorno lascerà.
    E?

  22. LaScheggia giugno 29, 2007 alle 5:31 pm Reply

    Grazie per l´invito nel tuo blog! Passa a trovarmi ^__^
    Scheggia

  23. grazybernabei giugno 30, 2007 alle 6:15 pm Reply

    Come promesso sono passata. trovo che il tuo blog sia uno dei più interessanti che ci siano su splinder. Anch’io amo molto la letteratura e nei ritagli di tempo rispolvero le grandi opere del passato e mi ci butto a capofitto.
    Su questo blog si respira l’ARTE VERA, quella con la a maiuscola. A me piace scrivere, ma comprendo benissimo la distanza che mi separa dall’essere una GRANDE, però mi diletto ed amo scrivere, spero qualche mia poesia ti sia piaciuta…

  24. bbina giugno 30, 2007 alle 7:20 pm Reply

    ti piace questa poesia??e x te:
    non camminare
    davanti a me:
    non riuscirei a seguirti.
    Non camminare dietro a me:
    non riuscirei a guidarti.
    Cammina accanto a me
    nell’amicizia…….baci by bbina

  25. tolstoj76 luglio 1, 2007 alle 1:43 pm Reply

    bbina: carina la poesia… in fondo essere amici vuol dire guardare nella stessa direzione…

  26. AngeOuDiable luglio 1, 2007 alle 2:16 pm Reply

    Il mare ci parla. Ed è anche un ottimo uditore. Quando ho bisogno di essere davvero ascoltata, mi siedo sul “mio” scoglio, guardandolo, facendomi trasportare dal suono delle onde. E trovo le risposte ai miei interrogativi.

  27. Fotomoto luglio 2, 2007 alle 3:25 pm Reply

    una letta di sfuggita ma prometto che tornerò con calma… ma posti anche scritti tuoi???

  28. CRONOTACHIGRAFO luglio 3, 2007 alle 3:52 pm Reply

    Eccomi e in buona compagnia, direi. Un saluto a tutti voi 🙂

  29. angelikaramella luglio 3, 2007 alle 4:29 pm Reply

    Caro Angelo;-)Leggerti e’ piacevole, godere delle tue parole è piacevole..Piacevolmente ti abbraccio;-)Angelika

  30. coaloalab luglio 3, 2007 alle 5:40 pm Reply

    Caro Angelo,
    eccomi a vedere il tuo post. Come sai m’interessa Sándor Márai, che è ormai uno scrittore di culto. Ricordi cosa ne scrissi? Tu mi scrivesti di averlo letto e riletto. Ovviamente m’interessa sapere cosa ne pensi. Lo scrittore ungherese si è letto, voracemente, al tempo di Le braci. Ma di te, che hai letto “tutto”, devo essere esigente.
    L’isola è meno riuscita di Le braci. D’accordo. Ma sei sicuro che si tratti di una ribellione nostalgica nei confronti della “cultura”?
    Askenasi è un personaggio , per me, riuscitissimo. Lui si trova da solo al cospetto del mare…
    e però il finale del “nostro” scrittore lascia molti interrogativi.
    Sai, un interprete dovrebbe restituire l’opera nella sua dimensione irrisolta.
    Io ho letto attentamente L’isola ma ho molte domande ancora.
    Il romanzo è eccezionale. Mi piacerebbe discuterne con te.
    Come vedi divento troppo lungo nel scrivere un commento e rimando, quindi, al famoso caffè che dobbiamo prenderci.
    A presto, Roberto
    P.S. Nel commento 4 si cita Cioran. Sì c’è molto anche di lui in L’isola. Molto

  31. tolstoj76 luglio 3, 2007 alle 7:22 pm Reply

    coaloalab: La mia osservazione sul libro parte dal presupposto che il cercatore Askenasi somiglia un po’ a certi personaggi di Hesse, come Siddartha. Ha passato la vita seguendo varie strade, eppura la risposta era più semplice, “monosillabica”: la risposta era il canto mare, come quello del fiume per Siddartha. Sarà forse il potere vitale delle acque ad incantare, il loro essere utero perfetto per la vita, quella unicellulare ed animale, questo luccichio di purezza cristallina che è immagine del pensiero stesso. In ogni caso, ancora una volta, il messaggio non è codificabile a parole umane, ecco perchè i libri non danno risposte. Il professore si spinge oltre la morale, non lo fa per trasgredire una regola scritta dagli uomini, ma per non lasciare intentata nessuna strada. Non ha nulla di personale con la persona che uccide, vuole semplicemente capire se da assassino il mistero della vita gli apparirà più chiaro. E’ questo il senso più profondo del libro: tentare sempre e comunque anche se ciò vuol dire sacrificio in nome di una sete proibita. Come tutte le opere d’arte esso è poi sfuggente e si illumina di riflessi diversi ad occhi diversi.

  32. keishia luglio 3, 2007 alle 10:49 pm Reply

    interessante questo blog… una recensione eccezionale che m’incuriosisce alla lettura di questo libro

    ripasserò…

    ciao!
    Francy

  33. uberago luglio 5, 2007 alle 1:14 am Reply

    il linguaggio del mare è napoletano! ahahahaha

  34. Carmelap luglio 5, 2007 alle 9:14 am Reply

    Baciuzzi beddu

    Carmela P.

  35. balacobaco luglio 5, 2007 alle 11:29 am Reply

    Mi piace molto il tuo blog. Una bella raccolta di autori, pensieri ed emozioni. Un bacio

  36. bimbas luglio 5, 2007 alle 1:07 pm Reply

    anche io cerco spesso delle risposte nei libri e poi mi rendo conto che la realtà è al di là di qualsiasi studio che ognuno di noi possa fare e aver fatto. Te lo dice una docente di discipline classica… e non sai come, leggendo questo post, mi sono rispecchiata in questo personaggio
    Maluna

  37. tolstoj76 luglio 5, 2007 alle 1:26 pm Reply

    bimbas: allora leggi il libro di Marai e anche Hesse 🙂

  38. Dolcelei luglio 7, 2007 alle 9:56 am Reply

    Buon fine settimana a te ^_^ bacini

  39. UniTuran luglio 8, 2007 alle 8:21 am Reply

    “uccidendoci” questa è la scappatoia più facile… (non ho letto il libro)

    Uti

  40. Carmelap luglio 8, 2007 alle 10:01 am Reply

    Baciuzzi beddu, bona dumenica a tutti

    Carmela P.

  41. MaiaDesnuda luglio 8, 2007 alle 1:27 pm Reply

    Non ho mai letto questo libro, ma ne ho sentito parlare da una persona che ne era entusiasta. Buona domenica

  42. sorgeredelsole luglio 8, 2007 alle 1:47 pm Reply

    Ho letto questo libro,
    E un libro di gran significato del mondo della letteratura?
    ciao….

  43. gombasiandi luglio 14, 2007 alle 3:07 pm Reply

    essendo ungherese – dovrei leggere piu’ Márai… oltre Le braci. Grazie mille per il post, cerchero’ di leggere questo romanzo presto. buon finesettimana!

  44. gombasiandi agosto 2, 2007 alle 9:21 pm Reply

    il foglio nero[..] durante una chattata, abbiamo parlato – tra altre cose – della letteratura ungherese (tradotta in italiano). e infatti, in questi giorni (a cominciare dal ) mi viene in mente spesso il fatto che appartenere ad una nazione (abbastanza) piccola (e troppo [..]

  45. argeniogiuliana ottobre 24, 2007 alle 3:35 pm Reply

    Bellissima recensione del libro di Marai. Scrivi divinamente bene:-)

  46. astercenter novembre 12, 2007 alle 2:29 pm Reply

    Sono riuscita solo oggi, per mia ignoranza informatica ad aprire molti messaggi ricevuti, fra cui il tuo. Il tuo blog è molto interessante, tornerò presto a trovarti. Posso prendere qualche poesia e qualche nota per il mio blog, sempre citando la fonte s’intende?
    Cari saluti
    Fer/

  47. budapest settembre 12, 2008 alle 11:55 am Reply

    Il tuo è uno dei blog più interessanti…complimenti!
    Di Màrai ho letto Le Braci (un capolavoro) e L’eredità di Eszter. L’isola mi manca……colmerò la lacuna!

  48. utente anonimo settembre 24, 2008 alle 9:48 am Reply

    Grandissimo scrittore Marai,credo che si può paragonare davvero ai grandi scrittori russi.
    Grazie

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