Il patibolo

Anche quella mattina, il patibolo aspettava in silenzio. Pareva una trappola pronta a scattare. Si trattava di una gelida pedana bianca, ampia quanto una grossa mattonella. Non c’erano botole, né cappi; né aghi per iniezioni letali o pali a cui essere legati. In alto, un piccolo display a tre cifre lasciava sfarfallare la luce sporca di un cursore intermittente. Federica era quasi completamente nuda. In reggiseno e mutandine, tremava per il freddo. Aveva gambe sottili, esili come fuscelli, e braccia smunte. Le vertebre sporgevano dalla schiena liscia disegnando sulla pelle una sagoma rugosa, simile alla lisca di qualche grosso pesce. Sugli uncini delle spalle pioveva la bioda paglia dei capelli.
Come un bagnante timoroso che tasti la temperatura delle acque, la ragazza allungava un piedino sulla superficie bianca, temendo chissà quale, incredibile reazione. Poi, prendeva un bel respiro e saliva risoluta. Le cifre del display vorticavano senza posa, sino a fermarsi impietosamente. “42”, leggeva tra le lacrime. Era ingrassata ancora. Non riusciva a crederci. Eppure, aveva seguito la dieta alla lettera: “colazione: due biscotti integrali ed una tazza di té senza zucchero; pranzo: insalata scondita e una mela; merenda: un bicchiere di yogurt; cena: trenta grammi di bresaola e due prugne”.
Con quali occhi avrebbe guardato il suo ragazzo? Lo aveva sorpreso, qualche sera prima, a scrutarle la pancia disgustato. Proprio non se la sentiva di dargli torto. Detestava quella striscia di grasso che languiva impietosamente sul ventre. Se chiudeva gli occhi la vedeva crescere a dismisura, su in alto, sino a diventare un muro, una rupe granitica che la isolava dal mondo. Ma i pantaloni a vita bassa avevano un prezzo pesante. Pretendevano un fisico impeccabile e Federica “doveva” essere “perfetta”.
Un rigurgito di acidità le feceva ricordare il vomito seguito alla colazione: era sicura di aver rimesso tutto? Provava l’istinto di ficcarsi nuovamente due dita in gola, di punirsi duramente per quell’infrazione intollerabile, commessa poche ore prima: maledetto biscotto! Un pugno di calorie lestissime a migrare sulla pancia gonfia. Una buona a nulla, ecco cos’era. Mancavano solo due mesi al suo compleanno. Doveva scendere sotto i quaranta prima della maggiore età. Solo allora sarebbe stata felice, si sarebbe sentita libera e in pace con se stessa. Finalmente avrebbe potuto smettere di tagliarsi, di punirsi per quelle abbuffate a base di cioccolata e dolciumi, consumate tra singhiozzi disperati e sensi di colpa incontrollabili. Dopo aver vomitato, le forbici la aspettavano sinistre, e così pure la bilancia. Quando riusciva a resistere al dolore, a non tremare sotto il peso delle ferite, lasciava che le gocce rosse si addensassero sul pavimento, sino a creare disegni misteriosi ed arcani, oscuri come viscere palpitanti nelle quali uno spietato aruspice osasse leggere il futuro.
Ogni tanto, un’ombra spaventevole incrinava i suoi pensieri, faceva trasparire il disegno perverso di un carnefice nella calma inquietante con cui spingeva se stessa al sacrificio. Forse avrebbe dovuto parlarne con qualcuno. Aveva sentito di psicologi che aiutavano le persone, e di dottori audaci pronti a salvare quelle come lei. Da chi o cosa, poi? “I medici servono solo ai malati”, si ripeteva testardamente. E lei non lo era. Stava bene, in fondo… voleva solo essere più magra. Desiderava che la gente s’accorgesse del suo dolore. Sperava di poter infilare i jeans taglia trentotto, regalo di un’amica maldestra. Ma soprattutto, sognava un po’ d’affetto, un principe delle fiabe che la baciasse teneramente.
Intanto, le lacrime scendevano silenziose, gonfiavano le palpebre e sfocavano i contorni delle cose. “42”: le cifre sbiadivano lentamente sino a confondersi in una panna nerastra. In un lampo, i sensi venivano meno e le gambe, cedendo al peso del corpo, precipitavano il capo minuto contro il lavandino. Il patibolo aveva fatto un’altra vittima.

Nota:
Quello qui sopra è il racconto con cui ho partecipato al “premio letterario panchina” (http://www.premioletterariopanchina.it/) tenutosi, nella sua prima edizione, lo scorso anno. Di recente, i lavori selezionati sono stati raccolti in un volume che rappresenta, a tutti gli effetti, la mia seconda pubblicazione (la prima è citata in un vecchio post di questo blog). Il premio è stato vinto, credo meritatamente, da un racconto originale e divertente intitolato “Tredici a tavola” e pubblicato su “Il resto del Carlino”.
Parlare di bulimia o anoressia non è stato semplice, specie in uno spazio esiguo come i quattromila caratteri previsti per il testo. Mi sono proposto di trasmettere un messaggio forte, non a chi conosce e soffre di questi disturbi, ma alla gente comune, magari a quei genitori che ignorano di avere in casa una figlia con problemi alimentari. Ho fatto il possibile per gettare in faccia ai lettori la brutalità di una condizione umana il cui disagio trova fondamento in ragioni come l’incomprensione o la solitudine, ragioni comuni a tutti noi. La società in cui viviamo ha reso centrale la questione dell’immagine, generando stereotipi pesanti, spesso irragginugibili, e imprimendoli nella mente in modo così perfetto da costruire nefaste chimere. Donne con fisici da post olocausto sfilano, invidiatissime, per passerelle chilometriche piene di luci o calcano palchi di seguitissimi varietà televisivi, gli stessi in cui molte signorine normali (e non necessariamente cicciottelle) sognano di aggirarsi. La chiave per accedere a questo mondo fatato (ma lo è per davvero?), peggio ancora, la magia che vuole renderlo tale, pare essere un fisico asciutto. Diventare snelli significa tante cose: amori idilliaci, soldi facili, sesso e celebrità. Trovo doverosa almeno un’osservazione. Se la bellezza fosse un valore così diffuso, se significasse prevalentemente magrezza (nulla di più falso), se pure divenisse vitale raggiungere un modello estetico tanto discutibile, la società umana non potrebbe certo permettersi di mantere tutta questa gente che sfila, presenta, balla senza produrre nulla per se stessa né per gli altri. C’è solo una cosa peggiore di non condannare i modelli sbagliati ed è prenderli come esempio. Gli effetti sono davvero nefasti. Può succedere, per esempio, che le bilance divengano patiboli.

 

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50 thoughts on “

  1. scharta dicembre 24, 2008 alle 2:50 pm Reply

    Buon Natale!

  2. raffapiccinni dicembre 25, 2008 alle 2:15 pm Reply

    BUONE FESTE – Raffaella  =)

  3. lemillelucy dicembre 29, 2008 alle 5:34 pm Reply

    perfettamente d’accordo con ciò che hai scritto….la ricerca della bellezza,della vera bellezza,quella che spesso fa rima con armonia,equilibrio,empatia, non viene più considerata una qualità interessante da possedere,tantomeno un obiettivo da raggiungere.
    Ciao,Buone Feste!

  4. scharta dicembre 31, 2008 alle 2:30 pm Reply

    Buon 2009!

  5. sorgeredelsole dicembre 31, 2008 alle 7:04 pm Reply

    Un piccolo pensierino unito a un grande augurio per un Anno Nuovo che realizzi tutti i tuoi desideri….
    Buon Anno…..

  6. pcna gennaio 4, 2009 alle 1:36 pm Reply

    ciao volevo lasciarti gli auguri x il nuovo anno ciaouuuuuu

  7. budapest gennaio 6, 2009 alle 6:39 am Reply

    Complimenti. Parole toccanti, che lasciano il segno.
    Auguri di Buon Anno!

  8. coaloalab gennaio 7, 2009 alle 11:10 am Reply

    L’idea della piccola pedana per pesarsi come un atroce patibolo non è male.
    A parte qualche refuso (da correggere, mi raccomando) mi piace.
    A presto, Roberto

  9. mirtilla71 gennaio 7, 2009 alle 12:09 pm Reply

    Bellissimo e angosciante…

  10. MagicaCindy gennaio 7, 2009 alle 2:59 pm Reply

    Conosco quel patibolo…da entrambi i lati,conosco come ci sente…conosco dove può portare.La solitudine è terribile,puoi essere anche con mille persone…ma sei sola dentro…non fuori..
    Non sempre si capisce,non sempre si riesce a mantenere le mani che ti tirano su…è più facile lasciarsi andare…che non lottare per se stessi…
    Un gran bello scritto davvero…E grazie per essere passato da me,non avrei avuto la fortuna di leggere questo post…!!
    Un abbraccio___Anima

  11. infinityfuture gennaio 7, 2009 alle 4:51 pm Reply
  12. Catrash gennaio 7, 2009 alle 7:09 pm Reply

    Come da invito son passata! 🙂

    Ho letto la storia sopra..sinceramente non amo questo genere di racconti. Se mi concentro in un giudizio vengo assalita solo da una ventata di cinismo che mi porta a giudicare certe vittime solo come “stupide, superficiali, insicure”..e che di conseguenza altera il mio parere sulla storia.Tuttavia, la lettura è stata scorrevole e piacevole io magari avrei dipinto la protagonista meno come vittima.

    saluti.

  13. Aenima1 gennaio 7, 2009 alle 9:40 pm Reply

    neve, neve e NEVE e neve, NEVE neve e ancora …. neve

    Sublimi percezioni d?intercapedini volitive.

    Scivolano da spazi sovrastanti
    in armoniose spirali melodiche
    che si diffondono in quelle anime sottostanti
    originate da semi sospinti dal vento
    in quel vagare alla ricerca di un terreno fertile
    dove nutrirsi al rispecchio di un?alba tiepida
    e infuocata dal riverbero del tramonto.

    Sono quelle soavità dell?universo
    di miriade di strumenti
    nascosti agli occhi
    ma palpitanti di chiose ancestrali
    che fluttuano su arie stellate
    che spennellano la notte silenziosa con raggi di luna
    in un barlume che accompagna
    la nenia in quel sonno umano

    Sublimi percezioni d?intercapedini volitive
    sono quei suoni sublimi
    che percepiscono il senso netto e rapido
    di uno sguardo languido di una natura matura
    che custodisce gelosamente la sua ingenuità trepidante
    in quella spasmodica corazza di vergogna e pubertà

    E sono quelle carezze di apprezzamento e ringraziamento
    che liberano la parte raffinata
    che dimora in noi
    in quei sensi che fanno cogliere il bello della vita
    in quelle eccelse percezioni
    che lasciano outside il fragore del mondo
    e contemplano inside quell?ascolto di una voce recondita
    del totale creato e di ciò che ci circonda
    e che ci parla di quanto la natura e il nostro Dio
    ci hanno dato in dono.

  14. guadiana gennaio 8, 2009 alle 8:25 am Reply

    Ciao,sono quí perché “tu”sei passato nel mio cielo,e ho seguito la scia!Il primo impatto”Munch” é stato forte,cosí ho iniziato a leggere,che dire ,scrivi benissimo,complimenti!Lo só che non é facile,quando ti limitano le parole,io ho partecipato a un concorso in cui ci potevano stare solo 2000 caratteri”Italiani nel mondo,corriere della sera” ,ma gli é arrivato quando oramai” i giochi erano chiusi”
    Una cosa mi ha colpito nel racconto,
    io stessa usavo questo metodo ,ma per distogliere il cervello da un dolore ,mi pungevo la punta delle dita…funzionava per un po’.

  15. plumesnoires gennaio 8, 2009 alle 8:37 am Reply

    ti ringrazio dell’ invito!…..scrivi davvero bene, anche io ho vinto in tempi passati con dei racconti… scrivere è la cosa che amo di piu

  16. patriziagiusti gennaio 8, 2009 alle 11:20 am Reply

    Grazie dell’invito,niente di più vero in ciò che hai scritto speriamo che la “gente comune”possa capire.Un abbraccio e buon anno anche a te.Baci baci Patrizia!!!

  17. musamalade gennaio 8, 2009 alle 2:16 pm Reply

    [e l immagine e’ emozione in divenire.Le parole sanguinolenta carne]

    E.

  18. Kryplina gennaio 8, 2009 alle 8:40 pm Reply

    ti ringrazio di avermi invitata. Il racconto mi è piaciuto veramente tanto. Hai descritto in manira sublime il disagio psicologico di queste ragazze. Esseno io stessa quasi psicoterapeuta il tema l’ho affrontato più volte sia dal punto di vista psicologico che medico. Se vuoi entrare nel mio blog privato sei il benvenuto.

  19. Karenzia gennaio 9, 2009 alle 9:49 am Reply

    Passata.. come promesso.
    un abbraccio

  20. DolceNera1 gennaio 9, 2009 alle 10:27 am Reply

    Complimenti e grazie dell’invito!!
    scrivi molto bene!!
    Buon Anno
    Un abbraccio
    Dn*

  21. giuba47 gennaio 9, 2009 alle 1:19 pm Reply

    Sei davvero molto bravo, caro Angelo, Giulia

  22. BlanchePhedre gennaio 9, 2009 alle 2:40 pm Reply

    Davvero una storia ben scritta. I miei complimenti.

  23. Roos gennaio 9, 2009 alle 3:47 pm Reply

    Il tuo Blog è davvero interessante! I miei complimenti….alla prox!

  24. MoOnInPsyChoSiS gennaio 9, 2009 alle 8:28 pm Reply

    Passo giusto per un saluto veloce, promettendoti che non appena avrò un minutoin più eggeròquesta tua opera:)
    Un Abbraccio.

    Marty

  25. Chapucer gennaio 10, 2009 alle 7:35 am Reply

    Sei stato bravo, si, a rendere con poche parole e in uno spazio esiguo tutta la pesantezza e l’angoscia di una realtà che come una chiazza inesorabile si allarga, in questa società dove il consumo (e lo spreco) non si conta più…ed i valori fondamentali si dimenticano.
    Alla fine il nocciolo di tutto sta proprio nella mancanza di AMORE.
    il nutrimento più grande è l’amore 🙂

    Ciao

  26. carloesse75 gennaio 12, 2009 alle 11:27 am Reply

    complimenti…

  27. notterrante gennaio 12, 2009 alle 12:57 pm Reply

    complimenti per il tuo blog…

  28. strillino gennaio 12, 2009 alle 1:14 pm Reply
  29. MoCh gennaio 13, 2009 alle 4:47 pm Reply

    Bellissimo racconto.. Davvero toccante..

  30. TERRYCOMO gennaio 14, 2009 alle 10:33 am Reply

    …il tuo racconto, essenziale e crudo, mi ha fatto piangere…anche io ne scrissi uno tempo fa dedicato allo stesso “dramma” umano.
    mi fa piacere sapere che con esso hai ottenuto un riconoscimento positivo!!.
    un caro saluto.

  31. pietroatzeni gennaio 14, 2009 alle 6:10 pm Reply

    Nudo e crudo, hai descritto una storia comune e diffusa tra le giovani vite. Il desiderio di piacere, l’imitazione di modelli che non lasciano scampo, la depressione susseguente alla alimentazione insufficente e la triste fine. Vorrei urlarle con tutta la rabbia che mi suscita…”ma chi l’ha detto che ai ragazzi piacciono le donne scheletriche?”. Quelle che prendete a modello sono donne che sono funzionali al vestito, a mettere in mostra il vestito e non la femminilità che, in genere, ha più rotondità delle modelle in passerella. Una delle tante, non l’unica, distorsioni della realtà di questa società che prima crea i propri modelli ideali alla commercializzazione e poi li impone pure se non lo vuole. Siamo vittime delle nostre stesse creature. Ciao, Pietro.

  32. pietroatzeni gennaio 14, 2009 alle 6:11 pm Reply

    Ah, dimenticavo, non conosco il racconto che ha vinto ma il tuo è molto bello. Ciao, Pietro.

  33. Berenyke gennaio 18, 2009 alle 3:54 pm Reply

    Come bene si addice l’opera di Munch a questo racconto che hai scritto. Ti faccio i miei complimenti. Che sei un’eccellente scrittore beh, è superfluo da dire. Mi complimento per la scelta del tema, per il tentativo di sensibilizzazione più che riuscito.
    E pensare che non è altro che la descrizione di ciò che ogni giorno a cade a molte ragazze, e ragazzi, continuamente, i quali si sentono soli, ma nessuno è disposto a prestarvi attenzione.

  34. marinalennon gennaio 21, 2009 alle 8:44 am Reply

    i problemi alimentari sono tagli che lacerano l’anima e difficilmente riescono a rimarginarsi…Li conosco bene…..e so cosa significa…Chi non l’ha mai provati,non sa il dolore che una persona porta dentro e in che limbo vive…

  35. Veralios gennaio 21, 2009 alle 10:30 am Reply

    Non so perché tu abbia voluto propormi questo post. Io non sono anoressico, mi piace la buona cucina e il buon vino, e quando qualche mia studentessa ha qualche problema del genere la spedisco allo psicologo del SERT che viene a far servizio nellamia scuola. E’ il loro mestiere, non il mio. Se vuoi avere, invece, un parere da critico letterario, beh, il tuo è uno schizzo ben scritto, strutturato con cadenze narrative che ricordano la “scienze fiction” di Philip K. Dick. Un buon racconto, dove i simbolismi etici lasciano il posto a una nervosa tensione stilistica, quasi un contrappunto monocromatico alla fine del quale c’è solo dolore. Buona giornata.

    G.

  36. alessialadolce gennaio 21, 2009 alle 11:26 am Reply

    Non si parla mai abbastanza dei disordini alimentari.Sono davvero molte le persone che ne soffrono.Credo che tu abbia ragione,i corpi esposti rimandano ad un vuoto,ad un desiderio di cancellare i segni della femminilità e della maternità.Il seno,il ventre,il volto scavato,tutto si annulla nella ricerca ossessiva di un corpo asessuato.Trovo che sia pericoloso.Forse il sintomo di una femminilità che rinnega la capacità di procreare,la vita.Forse solo il sintomo del modo moderno di essere donna.

  37. camillasmilla gennaio 21, 2009 alle 1:36 pm Reply

    Hai conosciuto nella vita reale o virtuale qualche ragazza anoressica?

  38. tolstoj76 gennaio 21, 2009 alle 2:06 pm Reply

    camillasmilla: sì, più di una; è per quello che conosco il problema… dall’esterno, ovviamente, ma lo conosco.

  39. LiberaAnimaNuda gennaio 21, 2009 alle 3:57 pm Reply

    …so cosa hai descritto perfettamente,so quanto fa male farsi del male, so quanto fa bene farsi del male, so cosa vuol dire non riuscire a vedersi se non attraverso un’immagine deformata davanti ad uno specchio…che sia corpo o che sia anima

  40. Jikka gennaio 28, 2009 alle 8:00 pm Reply

    … son giunta qui grazie al messaggio in pvt .

    Storia comune di un dramma comune a non pochi, purtroppo. Complimenti per l’enfasi trasmessa nel racconto. Credo proprio che leggerò anche gli altri 🙂

    Con l’immagine del manichino, inoltre, mi hai fatto ricordare di odiare quei modellini di legno, perchè non ti permettono comunque di posizionarli in ogni modo… prova a far toccare loro il gomito con un ginocchio: UTOPIA -.-

  41. ILDABELLA febbraio 12, 2009 alle 11:38 am Reply

    Scrivi molto bene.
    A parte l’argomento toccante di suo, sei stato bravo a descrivere i sentimenti della ragazza e l’ambientazione.
    Complimenti.
    Grazie di esser passato da me.
    Ciao

  42. rossomoleskine febbraio 24, 2009 alle 2:42 pm Reply

    Eccomi qui a trovarti, come mi hai chiesto.
    Ho poco tempo, il tuo post è troppo lungo.
    Un saluto

  43. filomilla marzo 20, 2009 alle 11:12 am Reply

    ti ho letto con il caffè americano e la solita sigaretta. Meglio che con il vino.
    Mi piace quando scrivi di altri. Mi piace quando scrivi tu.
    Mi piace come scegli le tue immagini.
    Stasera che mi dai da leggere?

  44. NoiselessBlood marzo 28, 2009 alle 10:30 am Reply

    Sembra un blog interessante. Dovesse mai capitare che mi ritorni un po’ di testa, passerò a leggere. Buona giornata 🙂

  45. sally06 aprile 9, 2009 alle 9:30 am Reply

    sei da leggerr parola per parola…

  46. Sibilla71 maggio 14, 2009 alle 3:16 pm Reply

    Accidenti che bello. Ho sempre il rimpianto, quando ti leggo, di avere poco tempo per queste cose…
    Un abbraccio

  47. Romins luglio 14, 2009 alle 10:20 pm Reply

    Ho dato una scorsa veloce e mi sono fermata per caso a leggere proprio questo post.

  48. ColpaMetafisica luglio 31, 2009 alle 5:05 pm Reply

    Ti faccio i miei complimenti per la tua sensibilità.

  49. ilaele settembre 2, 2009 alle 8:03 am Reply

    Complimenti. Queste righe ti entrano dentro come lame e scavano nella solitudine…
    Grazie di aver trovato le parole per un distrurbo che rinnega se stesso.

    Ila

  50. cacaumonte febbraio 13, 2010 alle 10:48 pm Reply

    Ciao,

    non ho letto tutto … ma sono qui per un saluto … Gesù ti benedica.

    ciao,

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