“…condividere la gioia altrui, anche se solo in sogno, da adulto o da ragazzo, è una cosa impossibile, irrealizzabile sul piano psicologico se non sei uno scrittore, e sul piano estetico se lo sei. Invece, abbracciare il tuo eroe nella distruzione, lasciare che la vita del tuo eroe si sviluppi dentro di te quando tutto sta cercando di annientarlo, vederti vittima della sua sfortuna, coinvolgerti non nella sua noncurante supremazia, quando è il punto fisso della tua adulazione, ma nello smarrimento della sua tragica caduta… Beh, questo è qualcosa su cui riflettere.”

(Philip Roth – Pastorale americana)

…e non solo: si tratta di un esperimento esaltante. Esperimento perfettamente riuscito, venuto fuori dalla penna ispirata e attenta di Roth con una naturalezza ammaliante. Ripercorrendo una tradizione che affonda le proprie radici nei classici della tradizione americana, Philip dimostra di aver appreso alla perfezione la lezione di stile e semplicità impartita da maestri come Capote e Fante. Autore preciso e disincantato, dotato del naturale talento dell’affabulatore, scrive con facilità sbalorditiva e si lascia leggere con incredibile leggerezza. Le pagine dei suoi libri sono fiumi di inchiostro a basso attrito, autentiche piste da sci per gli amanti delle lettere. L’eroe di Pastorale Americana è Seymour Levov, un ebreo di Newark chiamato lo Svedese per l’aspetto imponente e i lineamenti nordici. Bello, ricco, intelligente, moralmente integro, pare rappresentare lo stereotipo perfetto del sogno americano: il capitano della squadra di football che sposa Miss New Jersey. Nathan Zuckerman, alter ego letterario di Roth, ne indaga la vita con lo sguardo attento dello scrittore di successo. Ma la realtà che scopre è ben diversa dal quadro idilliaco dipinto da giovane, nel tempo lontano in cui entrambi erano studenti. Così, pagina dopo pagina, la “pastorale americana” si inverte, viene smentita negli affetti, nel tempo, nella vita, per assumere il sapore beffardo della fiaba tradita. Il castello perfetto dello Svedese è una bolla inconsistente che scoppia sotto i suoi occhi increduli. Non basta un matrimonio riparatore per rimettere insieme i cocci della famiglia distrutta, dei valori negati, dei sentimenti devastati dalle vicende dolorose di un passato in cui si ritrova vittima e spettatore. La trama si salda con la storia degli stati uniti del dopoguerra, diviene tutt’uno con società e territorio, economia ed istinti. Dopo aver costruito e distrutto tutte le certezze, persino quelle suggerite dai legami di sangue, Roth pare contemplare il proprio eroe agonizzante e sussurrargli quietamente l’unica verità possibile, come Dio dopo la cacciata di Adamo dal paradiso terrestre. La conclusione di Seymour Levov, maturata durante una cena da incubo nella quale il destino gli presenta il conto salatissimo del suo unico errore (aver creduto nell’impossibile sogno di una felicità terrena), è banale ma terribile:

“Aveva visto che non discendiamo l’uno dall’altro, che solo in apparenza è così. Aveva visto come stanno le cose, oltre il numero quattro, fino a tutto ciò che non si può contare. L’ordine è minimo. Aveva creduto che per la maggior parte fosse ordine e che solo una piccola parte fosse disordine. Aveva capito a rovescio.”

(Philip Roth – Pastorale americana)

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50 thoughts on “

  1. machbeth3 gennaio 27, 2009 alle 3:10 pm Reply

    ogni volta mi fai riflettere su cose a cui non avevo pensato da sola e mi chiedo perchè?è vero….ci si immedesima nel dolore altrui…mai nella felicità altrui…perchè’?sempre un picere passare a trovarti…..

  2. dostoieva gennaio 28, 2009 alle 9:18 am Reply

    ROTH Philip. Nato a Newark (Stati Uniti) il 19 marzo 1933. Scrittore. «[…] L’opera di Philip Roth si può dividere in due grandi periodi. Il primo periodo, che comprende tra gli altri Lamento di Portnoy, Professore di desiderio, Lo scrittore fantasma, si conclude con I fatti (1989). È il periodo che possiamo definire di Roth Figlio (e anche marito), quello che ruota attorno alla propria condizione filiale e quindi ai temi della ribellione verso i familiari, della formazione di un uomo. Il secondo periodo inizia cono un libro stupendo e doloroso, mai tradotto in Italia, e la cosa stupisce, che si intitola (ed è un titolo magnifico ed emblematico di questa ulteriore parte della prodzione narrativa di Roth) Patrimony, il nudo racconto della morte del padre dello scrittore. Da quel momento in poi nasce, sulle ceneri del primo, il secondo Roth, quello di una serie di romanzi, micidiale come una combinazione di colpi di boxe, che vanno dal superbo Teatro di Sabbath al magistrale Pastorale americana, ed è questo il periodo del Padre, libri in cui Roth non parla più di se stesso, della sua vita vera e presunta, ma diventa l’ascoltatore di storie di altri, lo scrittore (saggio e solenne) della storia americana del dopoguerra.
    Antonio D’Orrico, ?Sette? n. 38/2001
    “Ho vissuto in Italia un anno, nel ’59. Avevo vinto una borsa di studio della Fondazione Guggenheim e quando mi chiesero dove volevo andare scelsi l’Italia. Da bambino ero terrorizzato da Mussolini e la sua figura ha accompagnato nel sottofondo tutta la mia infanzia. Più tardi ero rimasto stregato dai film del neorealismo e da scrittori come Moravia, Silone, Svevo, Calvino, Carlo Levi, Pavese e, più tardi, Primo Levi, un amico il cui suicidio mi ha addolorato immensamente. Vivevo a Roma, in Via Giulia. Un bel giorno i soldi finirono e dovetti rientrare. Peccato. Mi sarebbe davvero piaciuto restare qualche altro anno. Chissà che cosa sarebbe stato della mia vita in Italia» (?Corriere della Sera? 24/3/2002).

  3. Argeta gennaio 28, 2009 alle 4:25 pm Reply

    e’ molto grave se non lo conosco?!:P

  4. tolstoj76 gennaio 28, 2009 alle 4:49 pm Reply

    dostoieva: ho trovato il tuo intervento molto stimolante; sono persino andato a scovare qualche stralcio dell’intervista di Roth a Levi.

    Argeta: ovviamente non è grave se non lo conosci… è un po’ più grave se non vuoi conoscerlo.

  5. dostoieva gennaio 28, 2009 alle 5:37 pm Reply

    E cosa dice di interessante l’intervista di Roth a Levi?

  6. biondame gennaio 29, 2009 alle 8:33 am Reply

    davvero interessante…

  7. Menzinger gennaio 29, 2009 alle 9:59 pm Reply

    Ecco un altro libro che dovrei leggere. Quando mi affaccio sul tuo blog trovo sempre interessanti spunti di lettura.

  8. daphnee gennaio 30, 2009 alle 2:34 pm Reply

    é questo tipo di blog che mi affascina e cattura.Leggerò il libro per capire di più,forse anche me stessa

  9. giuba47 febbraio 2, 2009 alle 12:27 pm Reply

    Ho letto questo libro e condivido il tuo pensiero. Belli i testi citati, Giulia

  10. DarkRose24 febbraio 3, 2009 alle 9:29 am Reply

    ciauuu molto bello qui e ci sono molte cose interessanti… a presto ^^

  11. matrixwoman febbraio 3, 2009 alle 4:14 pm Reply

    di fiabe del tempo
    si raccontano visioni
    di paesi al cioccolato
    rosicchiato e zucchero
    sfatto e timidi abitanti
    chiusi a chiave in dimore
    fatiscenti di timori
    e tempo non scritto

  12. ValentinaD febbraio 5, 2009 alle 2:36 pm Reply

    Roth è uno degli autori che leggo con vero piacere e soddisfazione! Molto interessante questo post.

  13. DEBBY74 febbraio 6, 2009 alle 11:49 am Reply

    MOLTO INTERRESANTE UN SALUTO DEBBY..

  14. DarkFeiry febbraio 11, 2009 alle 6:01 pm Reply

    ho accolto il tuo invito a sono passata da questa parti..davvero molto bello il blog…complimenti…spero che invece te passerai da me…un bacione^^

  15. medievalfairy febbraio 12, 2009 alle 11:50 am Reply

    Condividere la gioia altrui è una cosa realizzabile in poche felici circostanze. Non ci devono essere implicazioni sentimentali, e bisogna entrambi essere felici e realizzati. In quel caso, forse, la cosa diventa possibile. Ma dal momento in cui anche un solo filo di invidia ha ragione di esistere, allora crolla tutto. Siamo tutti un po’ schiavi della nostra mente, che ci vieta di fare o pensare cose che asseconderebbo la nostra natura e quindi il nostro intimo essere pur non essendo così tremende. Ci vuole coraggio per accettare la nostra natura di uomini, esseri perfetti ma così difficili da gestire.

  16. tolstoj76 febbraio 12, 2009 alle 12:44 pm Reply

    medievalfairy: io credo che quel “forse” che hai messo nel commento pesi più di quanto non sembri… non penso che siamo perfetti, sicuramente non siamo disposti a pagare il prezzo della nostra incompletezza.

  17. violapensiero febbraio 18, 2009 alle 8:47 pm Reply

    Ciao Angelo, da un po’ non passavo di qui. Confesso di non aver letto ancora nulla di Roth ma mi piace molto come descrivi la sua scrittura. Naturalmente mi incuriosisce e non mancherò.
    (“… autentiche piste da sci per gli amanti delle lettere” lo trovo stupendo).
    Grazie dei tuoi saluti. Ciao, a presto:)

  18. colf febbraio 19, 2009 alle 6:25 pm Reply

    Davvero interessante gli argomenti e particolarmente imoegnatini, belli per questo.
    Vero, c’ sempre un cambiamento nelle cose ..anche nell’arte.
    Ciao 🙂

  19. FurettaNera febbraio 19, 2009 alle 9:57 pm Reply

    eccomi!

    interessante ciò che proponi, tornerò

  20. rabiria febbraio 19, 2009 alle 10:42 pm Reply

    Grazie per l’invito 🙂
    il tuo blog mi incuriosisce molto, merita una lettura approfondita, passerò ancora da queste parti
    Un saluto da Rabiria

  21. PostIda febbraio 20, 2009 alle 10:16 am Reply

    Ottima recensione, in una modalità non proprio canonica, ma che proprio per questo avvince e stimola nuove conoscenze.

    Benntrovato.

    Carmen

  22. apepam febbraio 20, 2009 alle 10:38 am Reply

    grazie per l’invito..
    non ho mai letto Roth,
    ma non è mai troppo tardi.
    Interessante il pensiero sulla condivisione..
    hai fatto caso che tu condividi?
    come ti poni?
    scusami, non volevo attuare un “terzo grado”
    ma l’argomento stimola 🙂

  23. tolstoj76 febbraio 20, 2009 alle 10:48 am Reply

    apepam: il tema della condivisione è delicato; penso che solo in caso di forte empatia possa essere solo parziale; il terzo grado non è un problema 🙂

  24. donnabastet febbraio 20, 2009 alle 10:15 pm Reply

    la capacità di percepire la gioia di un’altra persona credo sia limitata dalla propria capacità di sentirsi felici. Invece il dolore non ha limite. la tristezza, il senso d’impotenza, lo sconforto…tutti i sentimenti negativi non hanno un “tetto” che ne limiti la capacità empatica: se io sono triste trasmetto tanta tristezza quanta chi legge può recepire(e di più); se io sono felice e chi legge è anche solo infastidito da un pensiero molesto non potrà che avere un’idea della mia felicità: il pensiero molesto fa da “tetto-limite”.

    buona notteeeee

  25. Xtiana febbraio 24, 2009 alle 11:00 am Reply

    Con ritardo ma ci sono. Un saluto.

  26. bluscorpion febbraio 24, 2009 alle 3:04 pm Reply

    aveva capito al rovescio incredibile verità che spesso insinua il nostro inconscio portandoci su vie inesplorate grazie…

  27. Lianne febbraio 25, 2009 alle 1:09 pm Reply

    Buona giornata
    a presto

  28. latuastrega febbraio 26, 2009 alle 8:40 am Reply

    buona gionata,,,

  29. GrimildeAlter febbraio 26, 2009 alle 6:21 pm Reply

    un mio alter..( presuntuosa?) dovrò assolutamente andare a scovarlo.
    Grim

  30. strillino febbraio 27, 2009 alle 9:31 am Reply

    Oscar Wilde riteneva che il più grande dolore della sua vita fosse stata la morte di Lucien de Roubemprè. E cioè del protagonista di un paio di straordinari romanzi di Balzac. Ebbene sì, di fronte al suicidio del bellissimo Lucien il cuore di Wilde si era spezzato.
    Che cos’è questo? Il solito paradosso wildiano? L’arte che vince sulla vita? La vita che si fa arte? O l’angosciosa intuizione della propria stessa morte che sarebbe avvenuta in circostanze così tragicamente romanzesche?
    Naturalmente non ho risposte. So che adoro la confessione di questo celebre omosessuale perseguitato. […]
    L’esperienza più elettrizzante di un lettore è di riconoscere in un libro appena uscito la stigmate del classico. Ecco la mia immediata impressione con Pastorale americana. […] Sono nelle mani di Roth e di quel suo alter ego romanzesco di nome Nathan Zuckerman. Roth lo ha inventato alla fine degli anni ’70 prendendo spunto dalla propria stessa vita. […] Era necessario che Nathan dimenticasse le glorie del suo pene, e dedicasse il suo spregiudicato talento di osservatore del mondo. […]
    E’ a questo punto che Nathan smette di assomigliare a Philip Roth, e diventa un vero personaggio letterario, quello che incontrai e di cui mi innamorai su un pullman australiano e di cui sentirò per sempre la mancanza.
    Qualche tempo fa, da queste stesse pagine, raccontai di aver rischiato di incontrare Roth a casa di un amico newyorkese. Da allora un altro paio di volte ho deliberatamente evitato di trovarmi, a casa dello stesso amico, faccia a faccia dello scrittore vivente che più ammiro. Perchè ho tanta paura di fare la sua conoscenza? solo perchè dicono che sia un uomo distaccato e sprezzante? Perchè temo di rimanere deluso? Perchè non sopporterei un suo sguardo ironico? Certo, per tutto questo. Ma soprattutto per una ragione assai più intima. Perchè io amo Nathan Zuckerman, di Philip Roth non so che farmene. E sono certo che Wilde mi capirebbe.
    Alessandro Piperno, Vanity Fair 10.12.2008
    Forse Wilde si sarebbe concentrato su Petrolio di Pasolini, per qualche ragione oscura di cui non è facile afferrarne il significato.

  31. tolstoj76 febbraio 27, 2009 alle 10:40 am Reply

    strillino: ho il libro di Piperno nella pila delle prossime letture; condivido molte delle cose che dice; i tuoi interventi sono sempre interessanti e pieni di spunti; grazie.

  32. sguardoassente febbraio 27, 2009 alle 12:26 pm Reply

    grande Roth, oggi leggo il suo L’animale morente

  33. strillino febbraio 28, 2009 alle 12:39 pm Reply

    Io ho sempre la prima pila sul comodino altrimenti non ci vedo. La seconda sta accanto al pc dove spicca Petrolio di cui non posso perdere neanche una goccia. Le pile sono i palazzi. Poi un ripiano è dedicato alle villette. Lì troneggia l’elogio della pazzia di Erasmo da Rotterdam. Infine ci sono i libri sparsi che son come le case dei censimenti Istat ai tempi di scienze politiche. Il primo di questi è Miguel de Cervantes, l’ho sistemato accanto al telefono così quando qualcuno mi sta a noia lo apro a caso e comincio a leggere: “Di ciò che avvenne al fantastico cavaliere nella locanda che egli immaginava fosse un castello”. Ogni epoca ha il cavaliere che si merita:)

  34. MagicaCindy febbraio 28, 2009 alle 3:11 pm Reply

    Non conosco lo scrittore,ma non condivido completamente con lui l’idea che non si possa essere felici per la felicità che provano altri..Sarò forse io l’anormale….o un’extraterrestre….ma io sono felice se la vita sorride a chi ho davanti…..La felicità credo sia un riflesso..se diamo,riceviamo sorrisi,felicità, amore…Forse mi sbaglio,forse non capisco il vero senso delle sue parole…E’ normale soffrire se vedi soffrire….ma la forza credo che si trovi nell’aiutare ad andare avanti…nello smarrimento non ci deve essere per forza la caduta…Puoi aiutarlo a rialzarsi…a cogliere il bene dove non c’è…un raggio di sole,dov’è una nuvola….
    La felicità c’è e si può provare…sono i piccoli attimi nella vita….e nel sogno…
    Questo è quello che penso io…
    Un abbraccio e un bacio…buon fine settimana
    Bacio__Anima

  35. CINZY81 marzo 2, 2009 alle 9:42 am Reply

    è molto interessante il tuo blog….complimenti e buona settimana

  36. ghianda marzo 2, 2009 alle 10:10 am Reply

    dalla una mia moleskine di qualche anno fa.

    (…)capire bene la gente non è vivere. vivere è capirla male, male e male e poi male e, dopo un attento riesame, ancora male. ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando. forse la cosa migliore sarebbe dimenticare di avere ragione o torto sulla gente e godersi semplicemente la gita. ma se ci riuscite…beh, siete fortunati (…). P.Roth. Pastorale Americana.

    Grande scrittore, anche se non concordo con la ‘leggerezza’ di cui scrivi. per quanto mi riguarda io definirei la sua lettura più che altro scorrevole.

  37. gabry2704 marzo 3, 2009 alle 3:41 pm Reply

    ARGOMENTO DELLA SETTIMANA “COME TU MI VUOI”…PASSA

  38. SatyaShade marzo 5, 2009 alle 2:37 pm Reply

    ciao, come stai? hai abbandonato il blog?

  39. tukulla marzo 5, 2009 alle 2:48 pm Reply

    …troppo difficile per me… 🙂
    un saluto

  40. ciardellimic marzo 5, 2009 alle 4:30 pm Reply

    come si fa’ a rispondere ad un visitatore sul proprio blog?mica uno ci ritorna a vedere!ciao sabrina.complimenti per il tuo essere profondo.sabrina

  41. cristry marzo 9, 2009 alle 4:36 pm Reply

    E dai, prova!
    Sei invitato a partecipare al giochino che trovi sul mio blog.
    E? un?occasione e scusa per ?dilagare? un po?. Poiché l?invito mi giunge da Cosimo Piovasco, per rigirartelo copio da lui le istruzioni:

    ?… di per sé sa di poco, ma potrebbe essere divertente confrontare le diverse interpretazioni che ciascuno può attribuire al gioco…
    Va da sé che, coinvolgendo l’iniziale del nome proprio, chi aderisce all’invito può utilizzare, a scelta, l’iniziale del suo nick o del suo nome vero… o entrambe, come faccio io di seguito…
    Si vada dunque a cominciare…

    È più difficile di quanto sembri! Copia in un nuovo post, cancella le mie risposte, inserisci le tue e tagga 20 persone.
    Usa la prima lettera del tuo nome per rispondere alle domande. Devono essere reali, non inventate! Se la persona prima di te ha la stessa iniziale, devi dare risposte diverse dalle sue.
    Non puoi usare le parole due volte e non puoi usare il tuo nome per la domanda del nome maschile/femminile. (Se avevi già fatto il gioco ovviamente non sei obbligato a rifarlo)?

  42. missana marzo 9, 2009 alle 5:28 pm Reply

    grazie per l’invito…roth non ho ancora letto niente,adesso è solo un nome nella lista di cose da leggere.quale libro mi consigli per iniziare la conoscenza di questo autore?a presto

  43. gabry2704 marzo 10, 2009 alle 8:36 am Reply

    dopo tanta pioggia finalmente oggi splende il sole

    buona giornata!!!

  44. velvetflyer marzo 10, 2009 alle 11:04 am Reply

    In cerca di un tuo nuovo post…
    ti lascio il mio sorriso.
    E tornerò 🙂

  45. kappa_pera marzo 10, 2009 alle 4:15 pm Reply

    Niente male il tuo blog
    niente male ciò che scrivi
    … niente male davvero!!!

  46. demonglam marzo 16, 2009 alle 8:41 am Reply

    Lo scrittore preferito da mio fratello. A casa ho tutti i suoi romanzi e mi era ripromessa di iniziare a conoscerlo proprio da Pastorale americana.
    Ce la faro’, oh se ce la faro’!!

  47. rabiria marzo 21, 2009 alle 9:41 am Reply

    Non conosco Roth,è interessante la questione posta,la citazione su ordine-disordine fa riflettere molto. Sembrerà una banalità ma mi rendo conto sempre più spesso che l’ordine ha assunto uno spazio e una funzione quasi inconsistenti nella vita umana. Il caos è stato e sempre sarà il primo livello dell’esistenza.
    Un saluto 🙂

  48. lascintilla aprile 3, 2009 alle 12:35 pm Reply

    grazie per l’invito…Un blog molto interessante…

  49. talpastizzosa maggio 14, 2009 alle 7:52 pm Reply

    semplicemente un libro perfetto… uno dei miei preferiti di Roth… uno dei miei preferiti nella mia vita da lettore.

  50. Moi_le_Babau dicembre 19, 2009 alle 8:22 pm Reply

    la caduta dell’impero interiore sotto la pressione del barbaro, che lavora da dentro…

    quanto ho amato questo libro, e quante volte l’ho regalato!

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