“Non vi è alcun dubbio [disse K.] che sotto tutte le manifestazioni di questo tribunale, nel caso mio dunque sotto l’arresto e l’odierna inchiesta si nasconde una grande organizzazione. Un’organizzazione che mantiene non soltanto custodi corruttibili, sciocchi ispettori e giudici i quali nel migliore dei casi sono modesti, ma impiega anche un gruppo di giudici di alto e altissimo grado con l’innumerevole e inevitabile seguito di uscieri, scrivani, gendarmi e altre forze ausiliarie, magari persino carnefici: non ho paura di questo vocabolo. E quale è signori miei lo scopo di questa vasta organizzazione? Consiste nel far arrestare persone innocenti e nell’istruire contro di esse una procedura insensata e per lo più, come nel mio caso, infruttuosa. Data questa assurdità, come sarà possibile evitare la più grave corruzione dei funzionari? Ciò è impossibile, non vi riuscirebbe nemmeno per se stesso il giudice supremo.”

(Franz Kafka – Il processo)

Secondo un vecchio lemma caro a tanti amanti dell’arte, l’opera di un autore andrebbe studiata prescindendo dalla sua biografia. Sono fondamentalmente d’accordo. Tuttavia, se dovessi individuare delle eccezioni, credo che Kafka sarebbe una di queste. Il trentenne che scrive “Il processo” è un individuo maturo ed intelligente. Figlio di un mercante di ceto medio, vive in una Praga caliginosa e cianotica, la stessa che si respira tra le lapidi del piccolo cimitero ebraico nel cuore della città vecchia. Si tratta di un genio profondamente incompreso, educato rigidamente, che ha maturato una profonda avversione per la figura del padre senza riuscire mai veramente ad opporsi alla sua volontà tirannica. Quest’uomo si ritrova ingabbiato dalla società umana organizzata che lo pone tra le fila ordinate ed omogenee dei suoi burocrati più inflessibili, e lo costringe, a dispetto del suo essere scrittore d’impressionate talento intenzionato ad abiurare a tutto (vita, sesso, amore) per l’arte, a redarre manuali tecnici in cui si parla di sicurezza sul lavoro e istruzioni relative all’uso dei macchinari. Un individuo così, cittadino di una metropoli caotica e multietnica (in cui si parlano due lingue “ufficiali”), realistico e pragmatico sino all’inverosimile, non può pronunciare parole di speranza, né fantasticare un futuro migliore. Kafka è troppo angosciato dal suo tempo per guardare in avanti. Si sente talmente prigioniero di una vita che odia, talmente inchiodato alla sua croce e privo della minima speranza d’evasione, da non poter far altro che raccontare se stesso e la propria cocente frustrazione. Lo fa con una pedanteria originalissima che scandisce tutte le fasi della sua opera di romanziere. Del resto, come trattare temi diversi quando si scorgono con perfetta chiarezza i pericoli cui è sottoposta la socità umana? Come distrarre la mente dalla freddezza di un racconto che segna un’epoca, quando questo presente di miseria viene ignorato da tutti e l’artista sente più di altri il dovere di mostrare ai propri simili la Verità? L’ingranaggio difettoso Kafka si dispera della propria originalità ma non smette di girare e svolgere con solerzia la propria funzione di burocrate se non quando la malattia lo colpisce prematuramente per condurlo alla morte. Nella tragedia personale che si rinnova con impietosa solerzia ogni mattina, quando si reca a fare un lavoro che odia, egli medita in continuazione sull’assurdità della propria condizione. Questo signore schivo e  misterioso vive un disagio fuori dal comune. La città, l’industrializzazione, l’efficientissima organizzazione dello stato gli imbrigliano l’anima costringendola ad un percorso forzato fatto di solitudine e dolore. Ognuno soffre in silenzio, dimenticato, circondato da individui che considera nemici. Per far comprendere una visione tanto dura, per narrarne le sfaccettature più complesse e pericolose, per renderla fruibile senza inorridire il lettore e riuscire a coinvolgerlo evitando di puntargli contro il dito accusatore della propria mente visionaria, Kafka inventa un genere letterario unico, come un musicista che, scontento delle composizioni classiche, ridefinisca le regole dalla propria forma espressiva. Le fiabe gotiche prodotte da questo fantasioso processo mentale sono semplici ed essenziali, ciniche e grottesche sino all’inverosimile. La realtà vissuta dall’autore viene riflessa attraverso uno specchio deformante che ne esaltà la bruttezza, le contraddizioni, gli incredibili tranelli. Così, per esempio, l’organizzazione misteriosa di cui si parla ne “Il processo” mantiene un esercito di burocrati e giudici col solo scopo di perseguitare ed uccidere persone innocenti come il protagonista della trama. Lo fa per erigere sovrastrutture intricate e disciplinare le vite dei cittadini. Si tratta, forse, di una perversa modernizzazione delle strategie di sopraffazione degli istinti individuali, ma a Franz questo non interessa più di tanto: il suo scopo non è indagare le cause del malessere ma additarne con precisione la natura. Nell’universo dei molteplici alter ego letterari di cui si compone una produzione convulsa e frammentata, non è difficile scorgere le angosce che abitano la mente di tutti. Ogni istituzione umana viene scarnificata con meticolosità e messa impietosamente a nudo. Non c’è nulla da salvare perché tutto è finto: religione, stato, affetti. La musa scelta dall’autore, dolce e spietata, è la propria vita: un essere sfuggente che viene rivoltato senza sosta con odio e risentimento. Temendo di non essere all’altezza del progetto di cui s’è invaghito, spinto da un’intima introversione e riservatezza, ma anche dalla naturale modestia degli esseri veramente fuori dal comune, Franz ha più volte dubitato di se stesso. Non deve essere stato facile per Max Brod tradire la promessa fatta all’amico sul letto di morte, quando con labbra consumate dall’arsura gli venne chiesto di distruggere tutti i manoscritti. Dobbiamo a questo coraggioso atto di infedeltà la conservazione del tesoro artistico di uno scrittore tanto affascinante che ha saputo cogliere i pericoli della modernità non esitando a citarsi d’esempio. Lo ha fatto in modo assolutamente personale, con estrema discrezione, ma con una decisione che gli ha permesso di vincere la propria battaglia. Peccato che sia scomparso senza essersene reso conto, ma pensando, anzi, il contrario.

  

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50 thoughts on “

  1. ladyserephina marzo 19, 2009 alle 11:18 pm Reply

    un piccolo dono ti aspetta nel mio blog….

    SCUSA SE VADO CON IL COPIA E INCOLLA…
    non è cattiveria o pigrizia, è che sono cotta….
    un bacione e dolce notte…

  2. Marilicia marzo 20, 2009 alle 9:04 am Reply

    Eccomi, invito prontamente accettato.
    Molto interessante il tuo blog, profondo.
    Tornerò per leggere, ora sono soltanto passata per lasciarti un saluto e il buon fine settimana.
    Marilicia.

  3. valyna87 marzo 20, 2009 alle 8:52 pm Reply

    eccomi qui, sono passata 🙂 ciaoo!! 🙂 dici che ho fatto bene?mm secondo me non proprio… a parte che è un periodaccio per tutti ora…però… 🙂 baci ciao

  4. LaGamine marzo 20, 2009 alle 9:16 pm Reply

    ciao!grazie mille dell’invito e complimenti per il blog..mi piace quello che scrivi,tornerò a trovarti!

  5. occhiorsettina marzo 22, 2009 alle 12:18 pm Reply

    caspiterina..però…hai fatto veramente un bel post…io non conoscevo la biografia …di Kafka me la hai insegnata tu.,…
    complimenti
    e grazie per avermi invitato..ripasserò..ad ascoltarti..

  6. violetirene marzo 22, 2009 alle 12:41 pm Reply

    felicemente sorpresa dall’esistenza di un blog come il tuo. complimenti!

  7. LadyofVampires marzo 22, 2009 alle 12:52 pm Reply

    Che ironia. É il libro che devo leggere per la scuola [ennesimo] (= Penso che ci darò un’occhiata presto…

  8. selvaggia46 marzo 22, 2009 alle 2:33 pm Reply

    Per caso son capitata nel tuo blo dovo trovo un post interessante non conoscevo kafka una bella biografia…

  9. gabry2704 marzo 22, 2009 alle 8:42 pm Reply
  10. flameonair marzo 22, 2009 alle 9:24 pm Reply

    “Ognuno soffre in silenzio, dimenticato, circondato da individui che considera nemici.” Una condizione [dis]umana molto più comune di quanto sembri. Nella forma più o meno marcatamente schizofrenica che la Vita ci concede….
    Un caro saluto commentando un post interessante e scritto benissimo.

  11. OnlyMiMi marzo 22, 2009 alle 9:25 pm Reply

    Adoro “il processo”..Adoro Kafka!

  12. tolstoj76 marzo 23, 2009 alle 7:46 am Reply

    flameonair: credo che se chiedessimo a cento persone un parere sulla condizione umana tutti sarebbero d’accordo con quello che hai ribatdito nel commento; ma forse il punto è un altro: quanti di coloro che individuano con chiarezza il problema riescono a fare qualcosa di concreto per loro stessi e per gli altri? Io credo quasi nessuno; allora la domanda più ingombrante, che nasconde tutta la difficoltà del “passaggio” dal pensiero all’azione, è: perchè?

  13. flameonair marzo 23, 2009 alle 8:55 am Reply

    Talvolta impedimenti relai, quasi sempre impedimenti nell’esprimere pienamente la propria volontà per paura dei rischi connessi in scelte di autonomia

  14. ladyserephina marzo 23, 2009 alle 9:42 am Reply



    buon inizio settimana ;D

  15. tolstoj76 marzo 23, 2009 alle 9:59 am Reply

    flameonair: sai che per scuse come questa sono scoppiate guerre… è l’effetto farfalla, impossibile prevedere le conseguenze di un’azione anche microscopica; forse siamo in preda al caos e porre ordine è solo una nostra illusione… il discorso si collega al post su roth e alla conclusione del protagonista di “Pastorale americana”; giriamo sempre intorno allo stesso, irrisolvibile problema; purtroppo non riesco a trovare conclusioni che non siano nichiliste.

  16. strillino marzo 23, 2009 alle 11:34 am Reply

    Guarda che le farfalle son birichine:)

  17. strillino marzo 23, 2009 alle 11:37 am Reply

    Nich il (es)iste.
    Io rido, tu ridi, egli ride, noi ridiamo, voi ridete, essi…

  18. LiberaAnimaNuda marzo 24, 2009 alle 11:28 am Reply

    grazie…m’ha fatto piacere rileggere uno scorcio del processo!

  19. apepam marzo 24, 2009 alle 3:08 pm Reply

    non mi perdonerò mai di essermi lasciata sfuggire il cimitero ebraico a Praga..
    sono in ot lo so, ma l’immagine è un colpo al cuore.

  20. PensieriCreativ marzo 24, 2009 alle 7:49 pm Reply

    Grazie per l’invito visiteremo con piacere il tuo profilo..
    🙂
    A.A.S.

  21. SatyaShade marzo 24, 2009 alle 9:27 pm Reply

    ciao ti ricordi di me?
    Sto scrivendo un messaggio a tutti i miei amici blogger, perchè ho deciso di “uscire fuori”:
    il mio nome nella realtà è
    Agnese Rinaldi.
    Il mio sogno è il mio libro, spero possa piacere anche a te.
    Perciò il messaggio più forte che vorrei gridare al mondo è:
    CREDERE NEI SOGNI, SEMPRE.

  22. pietroatzeni marzo 26, 2009 alle 5:01 pm Reply

    Un uomo che non ha avuto, a parte qualche racconto, nemmeno la consolazione di vedere pubblicato nessun suo lavoro importante. Poco prima di morire di morire incaricò un amico di distruggere le sue opere ma per nostra fortuna questi si guardò bene dal farlo. Visse infelice e trovò gloria postuma ai livelli più alti… spero che da lassù lui abbia visto e il viso gli si sia illuminato di un sorriso. Bel post. Ciao, Pietro.

  23. ladyrose2 marzo 26, 2009 alle 5:35 pm Reply

    Ciao tolstoj76
    il tuo blog è molto interessante…mi ha fatto sorridere la tua battuta prendendomi per una “nobile”…in realtà non sono nobile,ma lavoro come tutti i poveri mortali, solo che mi piace fare piccole cose fuori dal comune o almeno ci provo…sei molto simpatico…tornerò presto a trovarti…
    grazie…

  24. Menzinger marzo 26, 2009 alle 9:35 pm Reply

    Il problema di voler leggere delle opere attraverso il filtro delle biografie e che spesso questo filtro tende a far passare solo alcuni elementi e ne trattiene altri. Questo soprattutto perché spesso non siamo in grado di interpretare correttamente le relazioni tra vita e scrittura, perché difficilmente conosciamo il pensiero che dalla vita nasce e si muta in opera.
    Ma queste sono considerazioni generali.
    Il tuo post è molto ben scritto e lo condivido, come condivido il senso di frustrazione verso un mondo piuttosto sordo che forse potrebbe aver provato il grande Kafka, autore, inutile dirlo, che ho sempre ammirato.

  25. manfrina87 marzo 27, 2009 alle 8:35 am Reply

    Ciao,
    mi hai mandato un messaggio..giusto? Ti riferivi alla citazione di Palazzeschi del mio profilo o a qualche post in particolare? Cmq scusa per il ritardo di risposta.

  26. maremary marzo 27, 2009 alle 9:11 pm Reply

    Grazie per l’invito,sto facendo un tuffo nel passato:ho letto Kafka tanti tanti anni fa,e tu mi hai ricordato quanto mi farebbe bene rileggerlo.Grazie.

  27. DorisEmily marzo 27, 2009 alle 11:06 pm Reply

    interessante qui… ci tornerò…

  28. mirtilla71 marzo 28, 2009 alle 9:15 am Reply

    Buon fine settimana.
    😉

  29. SilvanaBilardi marzo 28, 2009 alle 1:03 pm Reply
  30. Isabel1 marzo 29, 2009 alle 9:54 am Reply

    un sito letterario e anche molto seguito a quanto pare, io invece scrivo argomenti più “legegri” ma di vita. già il titolo del tuo blog dice tutto…ciao buona domenica. Isabel?

  31. sorgeredelsole marzo 29, 2009 alle 10:26 am Reply

    buona giornata….colma di tanto amore….grazie per la tua visita…e per le tue parole…un abbraccio grande…buona domenica..!!

  32. frammentixy marzo 29, 2009 alle 11:09 am Reply

    Folgorante questo brano, così in sintonia con una certa atmosfera dei nostri giorni.
    Illuminante, e sempre puntuale, la tua efficace analisi.

  33. SilvanaBilardi marzo 29, 2009 alle 11:12 am Reply

    Buona Domenica

  34. carloesse75 marzo 29, 2009 alle 5:41 pm Reply

    Le opere di un uomo che scrive sono secondo regole anche psicologiche, delle vie di fuga, dai lamenti, delle gioie ecc…che volontariamente e non, vengono inserite nei vari testi.
    Abbiamo una cultura alle spalle molto importante e penso che il nostro giudizio debba essere sempre riportato per migliorare la nostra Opera, lasciando perdere eventuali dettagli di poco conto.
    Penso tu abbia fatto un ottimo lavoro!
    Carlo

  35. ArtSandra marzo 29, 2009 alle 8:44 pm Reply

    Non condivido questo lemma,non si può scindere il vissuto di un’artista da l’ispirazione che ne deriva.Poi la genialità segue un suo corso che può giungere a qualsiasi meta,anche distante dal luogo d’inizio.Pur riconoscendo la grandezza dello scrittore f.kafka,personalmente non mi è mai piaciuto,lo trovo un mattone.Mi piace molto Tolstoj.Ciao

  36. ScarletX marzo 31, 2009 alle 9:52 am Reply

    Grazie per l’invito!
    Passerò a leggerti di sicuro, a presto! 🙂

  37. SheIsDaMNed marzo 31, 2009 alle 11:31 am Reply

    è bello conoscere la vita degli artisti perché riesci veramente a capire cosa li porta a scrivere, fare ciò fanno.. un’artista deve necessariamente avere una vita complicata, difficile, se fosse semplice e vuota non avrebbe nulla da tirare fuori.. e l’arte è qualcosa che viene tirato fuori da qualcuno e che fa provare agli altri sentimenti forti.. Riguardo il discorso di flame on air penso che ognuno dovrebbe impegnarsi ad essere il più felice possibile (perché la felicità assoluta non esiste), è un percorso individuale e non dipende veramente dalle situazioni che ci circondano..

  38. giovanotta marzo 31, 2009 alle 3:55 pm Reply

    bello! ma il commento è tuo??
    l’attualità di uno scrittore, vero?
    le sensazioni che può dare una città vissuta come estranea e distante e la ricerca individuale che ci fa sentire a volte soli in mezzo alla gente..
    ma a guardar bene non si è soli..
    un saluto 🙂

  39. girl120bpm aprile 14, 2009 alle 3:35 pm Reply

    non sono mai riuscita a leggerlo quel libro -_-

    buone fatte feste! 🙂

  40. LaSvista aprile 22, 2009 alle 10:15 am Reply

    bravo davvero..bellissimo post!

  41. erremme maggio 10, 2009 alle 9:45 am Reply

    sai che kafka è tra i miei punti fermi? un caro saluto
    r.m.

  42. nonsoloeva maggio 13, 2009 alle 11:04 am Reply

    La questione è delicata, e devo dire che parlarne troppo si rischia di allontanarsi dall’opera e dimenticare che, a prescindere da tutto, la mia pancia mi dice che Kafka è senza tempo, sebbene scrivesse in un tempo preciso, venisse da una famiglia precisa etc.. Certi autori, pur con il loro background, sono immortali. Piuttosto mi viene in mente un altro esempio, non tratto però dalla letteratura: Freud (che adoro, peraltro) e la sua invidia del pene mi fanno tanto Vienna dell’800. Scusate, ma oltre che appassionata di letteratura sono una sporcacciona, ma mi hai invitato tu.
    NonSoloEva

  43. tolstoj76 maggio 13, 2009 alle 1:23 pm Reply

    nonsoloeva: non colgo il collegamento tra Kafka e Freud ma non penso sia importante… per quanto riguarda l’essere senza tempo, per me è semplicemente il fattore che distingue la letteratura dalla fuffa, cioè il parlare all’animo umano in modo universale… poi il contesto ha poca importanza, può essere un orpello o un ulteriore punto di forza.

  44. MAIA1111 maggio 19, 2009 alle 8:34 pm Reply

    BELLISSIMO IL TUO BLOG, PERSONALMENTE, POI, ADORO FRANZ KAFKA.

  45. ColpaMetafisica agosto 6, 2009 alle 2:38 pm Reply

    “Nel Processo i personaggi sono costretti a ripiegarsi nella loro interiorità, dove scoprono dolorosamente che ildestino non appartiene a se stessi ma ad una potenza ostile con un enigmaticoe minaccioso volto di sfinge. Il carattere precipuo e dominante degli avvenimenti nei quali è prima coinvolto e poi travolto il protagonista è la problematicità del reale e il suo continuo evolversi verso l’ignoto e l’imprevisto”.

    Dalla quarta di copertina dell’edizione di Luigi Reverdito Editore, Varese 1995.

  46. ilaele settembre 2, 2009 alle 7:51 am Reply

    Ce l’ho, ce l’ho…Scherzi a parte, dei tanti autori che citi e che io non conosco, finalmente uno che mi appartiene. Non ho letto “Il processo”, bensì “La metamorfosi”.
    E’ stato un romanzo, che pur nella sua brevità, mi ha totalmente “invischiato”…
    Sai che rileggo sempre un paio di volte un tuo post? E’ davvero denso di significati 🙂

    I.

  47. jalilah settembre 11, 2009 alle 3:06 pm Reply

    mi sono trovata a praga qualche tempo fa, non molto a dire il vero. l’ingranaggio del destino mi ha portata nella città di kafka…
    riconosco nelle tue pagine lo spirito dell’artista. io danzo per comunicare, scrivo per diletto personale e converso per capire gli altri, almeno ci provo. complimenti per il bellissimo blog! un saluto

  48. utente anonimo settembre 30, 2009 alle 7:58 am Reply

    se ti piace la metà di quanto è piaciuto a me sarà un cortometraggio bellissimo.
    ritrovo Kafka, le atmosfere, il mistero
    ripasso nel tuo blog, mi sa che mi piacerà.
    ciao franz

    http://markx.splinder.com/post/20940083/Piotr+Dumala+-+Franz+Kafka

  49. tolstoj76 settembre 30, 2009 alle 10:02 pm Reply

    bellissimo il video, grazie 🙂

  50. ilmondodiemily marzo 26, 2010 alle 10:49 am Reply

    Fantastica Praga, spero che nella realtà sia bella come nei miei sogniEmily

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