“… si nasce con uno strumento, il sistema nervoso, che permette di entrare in contatto con l’ambiente umano circostante, e tale strumento è in origine molto simile a quello del vicino. A questo punto sembra utile conoscere le regole che stabiliscono le strutture sociali nelle quali l’insieme dei sistemi nervosi degli uomini di un’epoca, temporanei eredi degli automatismi culturali di coloro che li hanno preceduti, imprigionano il bambino fin dalla nascita, lasciando a sua disposizione solo un armadio pieno zeppo di giudizi di valore. Acquisita tale conoscenza, sia pure imperfetta, ogni uomo saprà esprimere un’unica motivazione, quella di rimanere normale. Normale non rispetto alla maggioranza che, sottomessa inconsciamente a giudizi di valore con finalità sociologica, è costituita da individui perfettamente anormali rispetto a se stessi. Rimanere normali è, prima di tutto, rimanere normali rispetto a se stessi. Per questo occorre mantenere la possibilità di agire secondo le pulsioni, trasformate dall’esperienza socio culturale, rimessa costantemente in causa dall’immaginazione e dalla creatività. Ora lo spazio in cui si compie questa azione è occupato anche dagli altri. Bisognerà evitare lo scontro perché da esso scaturirà per forza una scala gerarchica di dominanza che ha poche probabilità di soddisfare, in quanto aliena il proprio desiderio al desiderio altrui. D’altra parte, sottomettersi vuol dire accettare, con la sottomissione, la patologia psicosomatica che deriva necessariamente dall’impossibilità di agire secondo le pulsioni. Ribellarsi significa rovinarsi con le proprie mani, perché la ribellione, se attuata da un gruppo, ricostituisce subito una scala gerarchica di sottomissione all’interno del gruppo, e la ribellione solitaria porta rapidamente alla soppressione del ribelle da parte della generalità anormale che si crede detentrice della normalità. Non rimane che la fuga.
Ci sono diversi modi di fuggire. Alcuni si servono di droghe psicogene. Altri della psicosi. Altri del suicidio. Altri della navigazione solitaria. Forse c’è un altro modo ancora: fuggire in un mondo che non è di questo mondo, il mondo dell’immaginazione. Qui il rischio di essere inseguiti è minimo. Ci si può ritagliare un vasto territorio gratificante, che taluni chiameranno narcisistico.

La sperimentazione dimostra che lo stato di allarme dell’ipofisi e della corteccia surrenale, che se perdura a lungo dà luogo alla patologia viscerale delle malattie dette psicosomatiche, è propria dei dominati o di coloro che cercano senza successo di affermare la propria dominanza o anche dei dominanti che cercano di mantenere una dominanza contestata.”

(Henri Laborit – Elogio della fuga)

Henri Laborit è stato un biologo, filosofo ed etologo francese. Il suo lavoro sul condizionamento è alla base del film Mon oncle d’Amérique diretto da Alain Resnais nel 1980. La trama narra di tre esistenze che si intrecciano e le cui dinamiche vengo spiegate dallo stesso Laborit attraverso interventi frapposti alle scene. La lettura del comportamento umano in chiave meccanicistica ha sollevato polemiche ed è stata considerata da qualcuno un esercizio di puro scientismo ma è innegabile come si adatti perfettamente a molti fatti dell’esistenza. Cinismo e pragmatismo possono indurre conclusioni poco confortanti e una visione della vita talmente priva di appigli da lasciare svuotati. Ma chi dice che trastullarsi con probabili menzogne non sia ancora più pericoloso? In “Elogio della fuga” vengono sviscerate tutte le sfaccettature della condizione umana e si analizzano questioni sociologiche e comportamentali con una lucidità che lascia esterrefatti. Il libro propone anche un breve viaggio nella storia dei viventi: dal comportamento primitivo degli animali sino alle sovrastrutture più elaborate del pensiero, prodotto della corteccia associativa. La genialità di Laborit sta, probabilmente, nel tenere sempre ben presenti le fondamenta della “cattedrale eretta nel tempo dal sistema nervoso”, ossia quel luogo da cui si diramano gli imperativi, chiamati pulsioni, che, malgrado tutto, regolano la vita. Avere il coraggio di guardarsi dentro senza paura, di liberarsi dai condizionamenti propinati dalla propria socio-cultura di appartenenza e di smettere di mentire a se stessi nel misero intento di soddisfare un patetico narcisismo è la base più solida sulla quale costruire l’individuo, qualunque sia la direzione verso cui si intenda puntare. Del resto, l’esortazione di fondo del libro è meravigliosa nella sua essenzialità: date sfogo alla fantasia, ossia alla capacità più strabiliante del cervello umano; mettete l’esistenza al servizio della specie per produrre un’eredità che è l’unica speranza d’immortalità: il contributo originale che testimoni ciò che siete stati nel pensiero di coloro che proseguiranno la staffetta del tempo. Laborit c’è riuscito, ha lasciato il proprio contributo originale.
Concludo riportando alcune considerazioni, decisamente pragmatiche, sul concetto di amore. Spero facciano riflettere coloro che si professano paladini di questo sentimento (forse davvero inesistente) pur sconfessandolo ogni istante con la loro intolleranza e indiffereza. Pararsi dietro uno scudo di ipocrisia che giustifichi egoismo e desiderio di auto appagamento pare essere l’attività più feconda della nostra specie. Mi chiedo quale sia la relazione tra amore e difesa estrema della propria socio-cultura, o tra amore e rifiuto del diverso e sua relativa condanna. Se la specie umana si è evoluta nel tempo è stato proprio grazie a quei rivoluzionari che hanno forzato la gabbia costruita dai gruppi dominanti con l’unico fine di mantenere il proprio privilegio. Del resto, abbiamo fatto a Cristo, uno degli alfieri indiscussi dell’amore, l’affronto più grande che si potesse pensare: usare le sue parole per giustificare atti e comportamenti che queste stesse parole condannavano. A chiunque si sia permesso di farlo notare, la classe dominante che vanta la conoscenza assoluta della Verità (quale arroganza mostruosa!) ha promesso lo stesso inferno con cui non era riuscita ad abbindolare il malcapitato. Per ragionare nei loro termini: chi pecca veramente? Il peccatore o colui che lo giudica al posto del proprio dio? L’adulterà può essere perdonata, i dottori del tempio no.

“… ciò che chiamiamo amore nasce dal rinforzo dell’azione gratificante autorizzata da un altro essere situato nel nostro spazio operativo e il male d’amore nasce dal fatto che quella persona rifiuta di essere il nostro oggetto gratificante o diventa quello di un altro, sottraendosi così, più o meno completamente, alla nostra azione. Il rifiuto o la spartizione ferisce l’immagine ideale che abbiamo di noi, ferisce il narcisismo e dà l’avvio alla depressione, all’aggressività o al denigramento della persona amata.”

(Henri Laborit – Elogio della fuga)

 
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50 thoughts on “

  1. Lucy007k5 agosto 19, 2009 alle 3:14 pm Reply

    La libertà è la cosa più bella che l’uomo non sceglie….per l’altro!
    Gli Utenti “anonimi” che han lasciato un commento ad Angelo…lo han fatto solo per fuggire da loro stessi…anonimi.

    Ciao Angelo Libero ;->

  2. Sempresolovita agosto 19, 2009 alle 10:50 pm Reply

    Ciao Angelo,
    ho letto solo la prima parte del post, perchè, lo ammetto, non ho avuto la pazienza di arrivare fino in fondo (ma ti prometto che lo farò 😉 ) Ho letto di desiderio di normalità, pulsioni trasformate dall’esperienza, creatività e ho collegato tutto a un’affermazione che faceva la mia bisnonna: “figlia mia, quanto è difficile essere persone in questo mondo!!!”

  3. Shanmei agosto 20, 2009 alle 8:19 am Reply

    Ciao Angelo grazie dell’invito ho letto il post e ora ne so un pochino più di prima sull’argomento ho letto anche i commenti giusto per par condicio è uno spunto di riflessione interessante passa da me a commentare i miei racconti un beso shan::

  4. Setif agosto 21, 2009 alle 9:31 am Reply

    Un interessantissimo punto di riflessione.
    La fantasia come fuga, per cercare di vedere quello che ci circonda in un modo diverso e senza farci prendere dal terrore.
    Un’autoterapia che se consapevole, credo funzioni molto meglio dell’analisi…… ma per l’amore non sono proprio d’accordo!! 😉

  5. tolstoj76 agosto 21, 2009 alle 9:56 am Reply

    Narciso: grazie della visita, sei sempre il benvenuto dalle mie parti!

    Setif: il discorso che fa Laborit sull’amore è molto cinico; ciò che più mi ha colpito è il coraggio di denunciare l’ipocrisia collettiva con cui si pronuncia la parola amore; il libro è pieno di spunti interessanti; ovviamente non potevo riportarli tutti, ma spero di avere incuriosito chi ha letto il post; il film è un ottimo modo per avvicinarsi a queste teorie in modo semplice e diretto.

  6. Setif agosto 21, 2009 alle 2:58 pm Reply

    Se l’intenzione era quella di incuriosire ci sei riuscito 🙂
    Per l’uso ipocrita della parola amore posso essere molto d’accordo, mi piace pensare che l’amore vero sia molto raro, e che tutto il resto sia solo una brutta copia che si potrebbe chiamare in molti modi diversi….
    Ti auguro un buon fine settimana.

  7. musa01 agosto 23, 2009 alle 12:46 pm Reply

    Non conoscevo Laborit…di sicuro leggerò il suo ‘Elogio della fuga’.
    In particolare mi colpisce la relazione tra individui ed i suoi meccanismi che spero di approfondire con il libro.

    “E’ giusto agire purchè non si danneggi il prossimo” dicono alcuni. Io non lo condivido. Ferire il prossimo è il rischio che si corre nello scambio tra individui. Anche l’es ha diritto al suo spazio e non può essere condannabile a priori.
    Invece si è liberi e nel giusto nella misura in cui agiamo per soddisfare la nostra l’akrasia non approfittandoci ingiustamente del prossimo.
    In altre parole…l’adultera può essere perdonata perchè pecca ma rischia sull’onda delle sue emozioni. Gestisce la debolezza della sua volontà ed agisce in prima persona, nonostante tutto.
    I dottori del tempio si nutrono della loro ipocrisia. Condannano nascondendo il falso del loro credo, condendo il sapere di parole altisonanti e blasonate. Per me non sono perdonabili.
    E’ interessante scorrere il mix di pensieri che si affastellano nel tuo blog. Riesci a far riflettere e discutere. Applausi!

  8. tolstoj76 agosto 23, 2009 alle 8:35 pm Reply

    musa01: il senso del mio ragionamento voleva essere proprio quello; quanto sull’agire danneggiando il prossimo, penso quanto segue: credo fortemente nel rispetto degli altri; la temperanza, anche per i pagani, era la prima virtù; soddisfare il proprio io in modo assoluto e quindi a spese del prossimo, trovo sia dannoso sia per il prossimo che per se stessi; il rispetto è una delle poche virtù morali che mi sono state impartite dalla mia famiglia e quindi dalla socio-cultura in cui sono nato e che resiste nel mio disadorno paniere di valori eterni; credo ancora nell’amore anche se gli attribuisco uno spazio meno idilliaco ed edulcorato di quello dell’adolescenza; la ragione è forse una soltanto: so di essere riuscito a provare dei sentimenti talmente forti da antemporre me stesso agli altri (soffrendo naturalmente); davvero non riuscirei ad ignorare questa consapevolezza; lo dico senza narcisismo, solo per fornire un supporto empirico alle parole che ho usato.

  9. giovanotta agosto 24, 2009 alle 10:29 pm Reply

    post corposo.. l’ho dovuto leggere due volte, e ancora non saprei quale commento corretto postare, perché io credo senz’altro che la creatività innata dell’individuo venga spesso mortificata in nome delle “regole” delle convivenza civile.. e però è pur vero che alcune regole devono esistere se non si vuole l’esplosione del caos..
    riuscire a capire quali sono le regole buone e quali invece quelle dettate, come dici, dal desiderio di sopraffazione di una minoranza sulla maggioranza, questo sì sarebbe un grande risultato!
    anche sul concetto di normalità, ci vorrebbe più tempo, sono cose interessanti..
    un saluto

  10. tolstoj76 agosto 25, 2009 alle 8:00 am Reply

    giovanotta: queste regole di cui parli sono quelle che consentono di gestire i rapporti tra individui senza appellarsi al diritto naturale di sopraffazione; tuttavia sono manipolate da una minoranza che detiene il potere (economico e politico); questa minoranza che promette una vita migliore per tutti non si nega nessun lusso e che resta in cima alla piramide sociale a dispetto del merito; Orwell ha spiegato abbastanza bene come la favola delle leggi uguali per tutti sia stata l’arma più pericolosa nelle mani dei dittatori (chi più degli stessi comunisti ha tradito Marx?); Ci stiamo evolvendo verso modelli diversi dal totalitarismo ma che tutelano i diritti di pochi drogando la massa con piccoli piaceri per succhiarne la ricchezza; non credo si possa trovare un esempio migliore dell’italia della seconda repubblica in cui una classe dirigente corrotta è stata sostituita da una che non lo è certo meno e dove il merito è un vessillo sbandierato con abilità quanto ipocrisia ma completamente inesistente nella realtà; la gente vive nell’illusione di passare dalla parte dei pochi che se la passano meglio, ma i pochi sono sempre di meno (la forbice sociale italiana è spaventosa, più della metà della ricchezza sta nelle mani di una percentuale piccolissima della popolazione); il suggerimento di Laborit va nella direzione della fantasia, della ricerca di un modello migliore.

  11. SilverGirl09 agosto 26, 2009 alle 12:18 pm Reply

    io ho letto, a suo tempo, questo libro che ho trovato molto intrigante e affascinante per le sue teorie.
    La necessità di “fuga” è quello che spesso ci salva…
    Su quello che riporti sul concetto di amore, lo trovo un po’ troppo cinico… ora è passato molto tempo dalla lettura e non ricordo che Laborit relegasse l’amore a quella cosa lì…
    In ogni caso, ho letto tutti i commenti, belli e brutti.
    Mi faceva piacere dire solo che il libro merita di essere letto…

  12. Sanredsky agosto 26, 2009 alle 8:35 pm Reply

    Buona serata e un saluto a te

  13. Salinaversosud agosto 27, 2009 alle 9:39 am Reply

    Per alcuni versi, mi ritrovo in questa fuga

    Buona giornata a tutti

  14. ladyorny agosto 27, 2009 alle 6:16 pm Reply

    Come vedi son passata a trovarti. CIao…

  15. OliverJ agosto 28, 2009 alle 9:44 am Reply

    Bellissimo il quadro del Caravaggio ♥

  16. guadiana agosto 28, 2009 alle 10:42 am Reply

    Ciao grazie del passaggio con il tuo invito.
    Il tuo post é molto interessante,complimenti!

  17. guadiana agosto 28, 2009 alle 1:56 pm Reply

    Ciao
    Grazie!… per tutti i tuoi PVT

    Buon Weekend

  18. gchick agosto 28, 2009 alle 3:31 pm Reply

    Ognuno di noi è fuggito, ha perso, ha cercato di rielaborare… e si è ritrovato, inevitabilmente, allo specchio..

    🙂

  19. iovololibera agosto 28, 2009 alle 10:58 pm Reply

    solo una domanda…cose’ la normalita’ ?…non potremmo essere ttti “normali” perche’ saremo cloni uno dell altro, non avremo nostre emozioni…
    Buona serata

  20. FayFlowrigh agosto 29, 2009 alle 1:04 pm Reply

    iovololibera: Io penso che tu stessa ti stia rispondendo da sola.. quando dici:

    “non potremmo essere ttti “normali” perche’ saremo cloni uno dell altro, non avremo nostre emozioni… ”

    quindi, generalmente, si è normali quando si è uguale agli altri.. ma non a livello emozionale ma a livello esteriore (comportamenti, abitudini, modo di parlare, vestire ecc… ecc…) – non ho inserito modo di pensare in quanto ciò che si dice, non sempre coincide con ciò che si pensa…. –

    La normalità quindi è un qualcosa che creiamo “noi”…. ma non esiste per niente… non c’è nulla che dica cosa o cosa non sia normale… sarebbe più corretto dire che si è come gli altri.. ma non normale.

  21. tolstoj76 agosto 29, 2009 alle 9:35 pm Reply

    iovololibera: la normalità di cui parla laborit è una normalità dell’uomo rispetto a se stesso e quindi rispetto alle proprie pulsioni; il rifiuto dei giudizi di valo che che ci omologano alla società di appartenenza spinge alla normalità o se vuoi alla coerenza con la propria natura; questa normalità, dunque, esalta le differenze: non è parificazione ma al contrario coscienza della propria unicità.

  22. demonglam agosto 31, 2009 alle 8:46 am Reply

    Ciao, un caro saluto da una super esperta nell’arte della fuga.
    Grazie per le tue visite immeritate.

  23. ilaele settembre 2, 2009 alle 7:43 am Reply

    Sai davvero come scrivere ciò che pensi…E certo, come dici, il fascino dell’intellettuale non ti manca!
    sono felice di essere tornata su questo blog che mi sembra migliorato con il tempo.
    Buona giornata,
    I.

  24. caterinaarmenta settembre 2, 2009 alle 10:56 am Reply

    Splendida la comunione tra biologia psicologia e letteratura! I legami di attaccamento e di separazione caratterizzano la vita dell’essere umano dalla nascita. Nasciamo senza paure, esse sono indotte, introdotte da chi ci vive vicino. Siamo condizionati e a noi volta condizioniamo, assorbiamo e lasciamo che gli altri assorbano da noi. Non tutto è sempre positivo o negativo è quello che è e siamo il prodotto della nostra società, delle scelte che facciamo. Siamo anche il prodotto di geni che ci rendono unici e irripetibili. Bella la fuga, che sia utopica, artistica, immaginaria ma è anche bello riuscire a vivere làddove siamo chiamati ad interagire e ad essere perchè fortunatamente non tutto è didascalico e deciso…esistono anche le esperienze, l’amore e le passioni e per quanto siamo condizionati e biologicamente portati a ciò il bello è poter vivere con la volontà di andare oltre.

  25. wonderwomen settembre 2, 2009 alle 1:35 pm Reply

    bhe ci sono passata, ma quello che vedo mi sembra la ricerca fatta su google sui scrittori o libri che ( spero ) leggi.. non te la prendere ma io non ci trovo nulla di divertente, sono un tipo un pò più leggero 😀

  26. wonderwomen settembre 2, 2009 alle 1:41 pm Reply

    ti faccio una proposta, bando alle pesantezze, fammi un saggio su Ammaniti – amo TUTTI i suoi libri, o sulla Zadie Smith.. insomma roba fresca..

  27. tolstoj76 settembre 2, 2009 alle 3:13 pm Reply

    wonderwomen: forse non è solo roba vecchia… però può essere più comodo e facile liquidare i libri definiti “ostici” così; Ammaniti lo conosco solo di nome; quando lo leggerò e nel caso dovesse piacermi magari scriverò qualcosa; Ti consiglio, nel frattempo, un romanzo fresco che mi è piaciuto parecchio: A. Piperno, “con le peggiori intenzioni”… però penso sia ostico, al tuo posto non rischierei.

  28. MusE0 settembre 3, 2009 alle 2:49 pm Reply

    ahahaha .. questa è l’unica reazione che si può avere di fronte a certi commenti di anonimi e semi tali, evidentemente già entrati nel vortice del soccombimento totale, tanto da non sopportare che un altro abbia ancora il coraggio di non voler abbassare la propria persona a certe imposizioni da negrieri nonnisti, che sembrano ultimamente essere in grandi quantità,…

    Amo leggere, ma ho una lettura anomala, così amo definirla, giusto perchè non seguo le onde.. non amo i libri famosi, diciamo che ricerco lo sconosciuto, che in genere è quello che ha tante cose da dire, magari anche intelligenti!

    Inoltre non amo gli intellettuali… in genere troppo torniti di vocaboli e poco pratici e dotati di sostanza..

    Detto questo, si potrebbe dire che oggi è un argomento attualissimo quello del sistema nervoso applicato alla sottomissione necessaria alla sopravvivenza .

    Lottare per restare vivi e sani, in un mondo che sembra volerti uccidere a tutti i costi!

    Un contrasto degno di essere chiamato Dogma..

    Tra l’altro di recente sembra essere di moda per gli imprenditori, i datori di lavoro (perchè a questo io applicherei il concetto) usare certe leggi (create a puntino per i negrieri) che facciano il modo di sfruttare più che si può la manodopera sottopagandola più che si può, evitando tasse, contributi e tanto altro. Togliendo persino il diritto ad una sana settimana di ferie anche solo una ogni 6 mesi!

    Ed è grazie a gente come certi anonimi (che si proclamano non fuggitivi) che la gente che vorrebbe un mondo più vivibile per tutti, deve morire dentro. Perchè in fondo loro morti lo sono già, il punto è che non sopportano di vedere vivi gli altri.. e quindi hanno pensato di unirsi al boia…

    W l’italia, w il mondo, w l’essere umano …

    Grazie dell’invito.

  29. Diaktoros settembre 3, 2009 alle 3:17 pm Reply

    Nient’altro da dire che purtroppo mi trovo spesso in sintonia con le idee di Laborit; solo che non ho perso le speranze in un’evoluzione dell’uomo, anche forzata, che modifichi sostanzialmente la sua esperienza di vita e il suo habitat culturale.

  30. Ellis83 settembre 3, 2009 alle 7:54 pm Reply

    La ragione umana viene afflitta da domande che non può respingere, perché le sono assegnate dalla natura della ragione stessa, e a cui però non può neanche dare risposta, perché esse superano ogni capacità della ragione umana.(Kant)

    Troppo facile l’ergo…forse troppo didattico e wikipediano.

  31. LadyOfOranges settembre 3, 2009 alle 8:44 pm Reply

    Ciao, sono mancata da splinder per parecchio tempo (cause di forza maggiore). Sto segnalando a tutti quelli che erano tra gli amici il mio cambiamento di profilo. Il nuovo blog è a questo indirizzo -> http://gettalemaschere.splinder.com/
    Bye!

    Presto tornerò con calma a visitare il blog!

  32. tolstoj76 settembre 4, 2009 alle 8:48 am Reply

    MusE0: sono d’accordo, quelli che non sanno che essere morti detestano i vivi;

    Ellis83: volevo essere didattico (wikipediano non so); volevo condividere la scoperta di idee che non hanno certo la pretesa di spiegare tutto ma riescono nel lodevole intento di lavare una buona dose dell’ipocrisia umana;

  33. Ellis83 settembre 4, 2009 alle 10:14 am Reply

    Se ci riescono o meno …ai posteri l’ardua sentenza. 🙂
    Vedi, sinceramente credo che lo scrivere, l’usare la filosofia, la psicologia, piuttosto che altre interessanti chiavi di lettura, debba portare a porsi dei quesiti e a porli, non necessariamente si deve giungere alla chiusura di un cerchio che, senza offesa, è quello che si nota sempre in ciò che scrivi e che porta a dire il lettore condivido o meno. Ma forse abbiamo una visione diversa…infondo il mondo è bello perchè è vario o avariato che dir si voglia.

  34. tolstoj76 settembre 4, 2009 alle 12:50 pm Reply

    Ellis83: se fosse un post in cui si parla di letteratura potresti anche avere ragione, ma laborit è un filosofo; quanto alla chiusura del cerchio: è vero che io ho una tendenza più o meno manifesta a tirare somme o dedurre conclusioni; forse lo faccio perchè me me la scrittura è ricerca; del resto è incontestabile come un buon romanzo sia sempre un punto di vista sulla vita, anche se il senso vuole essere che un senso non c’è.

  35. Ellis83 settembre 4, 2009 alle 2:44 pm Reply

    Oh bene un sano scambio di idee!
    però a questo punto mi chiedo e quindi ti chiedo: la ricerca deve per forza portare a una risposta?
    Mi permetto poi di dissentire …Un buon romanzo. se letto non solo da un punto di vista univoco, offre più soluzioni e più chiavi a seconda dei personaggi che segui; mi spiego meglio ( e scuserai la divagazione dal post, )…Prendiamo Tolstoj, a te così vicino, quasi anagrammaticamente: forse le ragioni di Karenin marito sono meno forti e valide di quelle di Anna? In realtà in un romanzo ci sono tante ragioni, non la mancanza di sensi ma più sensi…non sempre comprensibili ma, in quanto tali, carichi di significato…Uno di questi è che un senso non c’è.

  36. lunacresente settembre 4, 2009 alle 11:00 pm Reply

    Un saluto .

  37. tolstoj76 settembre 4, 2009 alle 11:21 pm Reply

    Ellis83: credo che la ricerca non possa produrre nulla di certo; un buon romanzo, attraverso i personaggi che lo animano, descrive la vita e quindi ampi campionari di umanità; lo fa perchè imita la realtà o la usa per costruire la propria finzione; ma chi lo scrive non può impedirsi di essere presente; per utilizzare l’esempio di anna karenina: tolstoj non difende né le ragioni di anna né quelle di karenin, limitandosi a descrivere la loro diversità; sono i fatti del romanzo a condannare anna; a mio avviso, questa condanna non è cattiva, ma rappresenta, probabilmente il modo in cui tolstoj scompose la sua natura passionale e istintiva (di cui si vergognava) e la seppellì nel profondo di una sentenza terribile come quella promessa dalla religione: il peccatore non ha scampo; l’altra sua parte, quella buona e rappresentata da Levin costruisce il filo di una storia parallela che è la storia della creazione di una famiglia e si svolge in antitesi alla vicenda tormentata della protagonista; penso che tale contrapposizione non sia casuale ma rappresenti un monito del tolstoj moralista, la parabola con cui intende insegnare che la via del peccato porta alla rovina mentre quella della rettitudine ad una rinascita dell’anima; ovviamente l’interpretazione è soggettiva e tu potrai leggere nei fatti del romanzo temi differenti; ciò che mi preme qui sottolineare è comunque che le scelte di un autore non possono essere mai completamente casuali perchè inevitabilmente legate alla sua mente che è un punto di osservazione imprescindibile.

  38. Alisya settembre 9, 2009 alle 11:32 am Reply

    quanto siamo complessi ….rendiamo complicato tutto, più le cose potrebbero essere semplici più la mente le amplifica e le distorce davanti o dietro tutte le facciate costruite, sembra che si vive continuamente di facciate da abbattere o da costruire…mah

  39. FantasyCreature settembre 10, 2009 alle 10:48 am Reply

    Ciao, come sempre quando vengo a visitare il tuo bloe leggo i tuoi post, poi mi viene molto da riflettere. Le parole e i ragionamenti che proponi sono assolutamente condivisibili da parte mia.
    Rimanere normali è, prima di tutto, rimanere normali rispetto a se stessi. E’ vero!!

  40. dolcedormire settembre 12, 2009 alle 1:14 pm Reply

    Sono molto contenta di sapere che in intermet ci sono dei blog così pieni di cultura. un bacio dolcedormire
    P.S= =)

  41. LetyM settembre 12, 2009 alle 5:44 pm Reply

    non è la prima volta che entro in questo blog…mi ha sempre colpito la grandezza dei post…belli interessanti e utili…
    unn abbraccio!!

  42. ilcinquedispade settembre 17, 2009 alle 3:37 pm Reply

    l’amore per noi stessi non trapela dal riflesso dello specchio posto di fronte a noi, ma dalle sensazioni che scaturiscono nello stare li immobili a fissare quell’immagine che mutando nel tempo,non ci abbandonera’ mai…

  43. AliceDaZero settembre 20, 2009 alle 2:39 pm Reply

    Tutto ciò che l’uomo incontra è significativo per lui in um modo o nell’altro ed il significato è determinato dai rapporti di situazione delle parti in un contesto di reciprocità;questo essere circondato da cose significative è designato da Heidegger come esserci nel mondo:il che non significa quindi qualche cosa c’è ma l’insieme dei rapporti che fanno apparrire all’uomo significativa,e quindi familiare,la situazione in cui si trova.
    Il mondo non è mai in sè,non è mai realizzato;si fa mondo.Ti consiglierei di leggere di Binswanger, L’importanza dell’analitica esistenziale di Martin Heidegger,dove avrai ocasione di comprendere l’essere gettato nel mondo e la condizione che delimita l’ereditarietà,clima,ambiente,studi,amicizie….in una metamorfosi di questo essere nel mondo.Resnais che tu citi,è un regista alto-borghese e narcisista e in “Mon oncli d’Amerique”,con e attorno le teorie di Laborit,elabora una lezione sui comportamenti umani,confrontati con quelli delle altre specie.Usa il ricorso della scienza ma in modo relativo persuadendoci che non riesce a provocarci,persuaderci:il fallimento della cultura borghese del secolo.Riprendo Heidegger:l’esistenza umana dipende dal suo legame con il mondo il che significa verso il mondo facendosi mondo.Grazie per lo spazio.

  44. lovelysupernova settembre 22, 2009 alle 9:20 am Reply

    ti piace l’arte eh?
    io la studio ^.^
    un bacio 🙂

  45. dolceamelie settembre 22, 2009 alle 1:27 pm Reply

    Fuggire dalla realtà rimanendo con i piedi per terra…questa è la mia filosofia di vita.

  46. figliadellisola settembre 27, 2009 alle 11:14 pm Reply

    scusami se non leggo tutto
    mi ha colpito caravaggio
    da poco ho visto il san matteo a roma i tre dipinti
    lui era pittore del popolo
    ciao

  47. SLec ottobre 1, 2009 alle 1:20 pm Reply

    ho letto il libro di Laborit e visto il film, bellissimi.
    sono d’accordo su una fuga “tattica”, ma non strategica e definitiva, e infatti sono d’accordo con quello che dice Christa Wolf:
    “…Nessuno può realmente desiderare di essere nato e di morire in un tempo diverso dal suo. Non c’è nulla che si può desiderare se non di aver parte alle vere gioie e alle vere sofferenze del proprìo tempo.”

  48. SinuoSaStrega novembre 28, 2009 alle 11:10 pm Reply

    C’è molto da leggere qui.. Da che parte mi consigli di iniziare? Ho una vaga sensazione di vertigine..
    Ciao..
    S.

  49. ana893 dicembre 9, 2009 alle 6:55 pm Reply

    la cosa che più spaventa l’uomo è semplicemente il non trovare risposta,ma vi sono cose che non possono e non dovrebbero essere razionalizzate poichè credo chesi finisca col perderne la bellezza,forse parlare d’ amore in termini schematici può rassicurare un animo inquieto e in cerca di risposte ma poichè amore è amore come W.S scrisse questo non muta con il tempo e non segue ragione e poichè l’ amore che spesso viene scambiato per banale infatuazione è rarità è arriva nella vita di ognuno di noi illuminandone la realtà io ti dico respiralo chiudi gli occhi non cercare di razionalizzare o di combattere il tuo sentimento ma unisciti a lui.. ho solo 16 anni,ma non penso che questa opinine muterà:)

  50. ngelaziella luglio 26, 2010 alle 6:14 pm Reply

    Ho dato una scorsa straveloceessendo dominata attualmente damonomania poetica intensivva.Per ora: complimentisei di quei pochi che il cervellolo usa non soloper ripetere e schierarsio ripetere e non schierarsi… and so onciao

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