“In un Dio creatore, in un Dio che punisce, che premia e che ha stabilito molti e svariati comandamenti che variano a seconda delle diverse confessioni, e che ha compiuto in vari luoghi molti e sorprendenti prodigi, in un Dio simile gli uomini accettano di credere – malgrado le palesi obiezioni della loro ragione e le ancor più forti obiezioni del loro sentimento che non può conciliarsi all’idea d’un Dio che ammette azioni contrarie all’amore. E accettano di credervi soltanto perché credono a una tradizione consacrata dal tempo: ma in tal modo credono soltanto ad altri uomini, e non a Dio, e perciò non lo conoscono. In un Dio, invece, che non crea, che non punisce, ma che fa sempre e soltanto del bene agli uomini, e che non ha istituito molti comandamenti che variano da popolo a popolo, ma ha stabilito – e non a parole ma coi fatti – un comandamento unico per tutti i tempi e tutti i popoli, il comandamento dell’amore, e non ha compiuto, per convincere gli uomini della propria esistenza, svariati e strani miracoli, e ne compie bensì incessantemente uno solo, che è altresì il più sorprendente e il più benefico, ed è il suo manifestarsi nell’anima di ciascun uomo: in questo Dio è impossibile non credere.”

(Lev Tolstoj – L’unico comandamento)

Individuato il vero oggetto della fede e smascherate le menzogne delle molteplici religioni, a Tolstoj non resta che trarre le immediate conseguenze:

“Basterebbe che gli uomini credessero alla necessità di adempiere all’unico comandamento dell’Amore, così come essi credono oggi alla necessità di compiere questi o quei sacramenti, queste o quelle preghiere; basterebbe che così come credono oggi alla necessità delle loro scritture, dei loro templi, delle raffigurazioni incise sui calici, essi credessero che esiste al mondo un solo santuario indubitabile, l’uomo, e che l’unica cosa che l’uomo non può e non deve profanare e offendere sia ancora e sempre l’uomo stesso, il portatore del principio divino, e diverrebbero impossibili non soltanto le esecuzioni capitali e le guerre ma anche tutte le violenze che l’uomo può fare all’uomo.”

(Lev Tolstoj – L’unico comandamento)

Da questo sforzo di unificazione, è possibile estrarre un denominatore comune: la risposta che unifica la metafisica e distrugge le chiese. E lo fa senza eccezioni, prendendo in simpatia il Cristianesimo per la semplice ragione che più chiaramente di altri spiega la verità. Questa verità è essenziale ed incontrovertibile, e si traduce in un unico comandamento: l’Amore. Il più importante e difficile da accettare perché comporta una rivoluzione tanto profonda e radicale da spaventare non solo coloro che fanno parte dell’esigua minoranza cui si affidano le masse ma le stesse vittime dell’ineguale ditribuzione del benessere che caratterizza tutte le culture. Se l’Amore si insediasse davvero nel cuore degli uomini:

 “Sarebbe vergogna esser ricchi, sarebbe vergogna non dico far guerre ma persino considerare nemici gli uomini di un altro popolo. E vi sarebbe invece tra gli uomini la chiara consapevolezza di quello che essi non debbono fare, e non potrebbe più continuare quella vita bestiale, contraria sia alla ragione che al sentimento, nella quale viviamo oggi…”

(Lev Tolstoj – L’unico comandamento)

Eppure le chiese, tutte, senza eccezione, non soltanto tacciono sull’impari condizione della società, ma ne diventano persino corresponsabili, contribuendo anzi a dividere i popoli in gruppi contrapposti e ostili. Esse si appellano alla necessità di semplificare lo sforzo che Dio chiede a ciascun uomo e fanno leva sulla più scontata delle obiezioni:

“…adempiere a tale comandamento [quello dell’Amore] così come esige la dottrina del Vangelo è del tutto impossibile per l’uomo: dicono gli uomini che professano le molte fedi e i molti comandamenti istituiti dalla chiesa. (…) Ma questo ragionamento, fondato sull’affermazione che sia impossibile adempiere pienamente al comandamento dell’Amore, giacchè esso esige la rinuncia alla vita stessa, e che sia invece indispensabile riconoscere, accanto a questo, altri comandamenti ai quali è invece possibile adempiere in modo da piacere a Dio, questo ragionamento non è soltanto del tutto sbagliato, ma è altresì assolutamente ingannevole.
La dottrina cristiana non esige e non può esigere dall’uomo un’impossibile rinuncia totale alla propia vita corporea; essa si limita ad indicare agli uomini quell’ideale supremo al quale è del tutto naturale che essi anelino…”

(Lev Tolstoj – L’unico comandamento)

Se religione deve essere, se questo horror vacui che dilania l’anima è qualcosa al quale proprio non si riesce a resistere come accade a Tolstoj, diventa stupido stordirsi con sciocche superstizioni ed è necessario radicalizzare il modo di intendere il rapporto con Dio, liberandolo dalle frottole degli uomini. Perché questo processo doloroso non è soltanto la via per trovare conforto metafisico alla paura del nulla, ma anche l’unica regola pratica per vivere al meglio. La geometria di un tale ragionamento ha un duplice scopo: indicare la direzione più saggia e convincere chi scrive che ne esiste realmente una. Si tratta di sciogliere il dilemma della fine nell’unico modo possibile, convertendo l’energia distruttiva di una risposta agghiacciante in quella costruttiva di un’umanità che abbraccia l’utopia. Probabilmente, tale speranza lasciava Tolstoj più sereno dinnanzi a quella morte che avrebbe allontanato da sé ad ogni costo e che sentiva sempre più vicina componendo, ormai ottantenne, i suoi saggi brevi di carattere religioso, politico, sociologico. Perché rinunciare al mondo prima di scomparire diveniva il modo migliore per prepararsi al trapasso. E se questa rinuncia imponeva di ripudiare persino ciò che aveva dato senso a tutta la propia esistenza (l’esistenza di un nichilista), cioè la letteratura, non restava altra scelta che compiere tale passo. La battaglia ideologica che oppone Tolstoj con coraggio da martire a tutte le istituzioni del tempo: chiesa, stato, scienza, è forse l’unica via per scontare la propria colpa più grande: non riuscire a smettere di essere aristocratico e rinunciare ai privilegi ereditati ingiustamente in quanto rampollo di un’antichissima stirpe di conti. Una condizione dunque che egli non si è scelto ma di cui ha approfittato da sempre e che l’unica fede impone di abbandonare come la tradizione bigotta che ipnotizza gli uomini. Così muore uno dei più grandi scrittori della storia, quasi che Dio venga a trarlo d’impaccio, a liberarlo dall’allucinante ragnatela mentale nella quale egli stesso si è precipitato, regalando ai posteri l’esempio più conflittuale e devastante della condizione umana e raggiungendo, forse, il fine estetico supremo, l’assunzione perfetta della propria vita ad opera d’arte. Non sarà certamente l’immortalità tanto agoniata, ma sfido chiunque a fare di meglio.

 

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50 thoughts on “

  1. asja2 novembre 14, 2009 alle 1:02 pm Reply

    Basterebbe guardare il prossimo con sincerità,basterebbe credere nel potere dell’amore,sembra il gradino più basso, invece è quello che più ci avvcina a Dio… baciobacio

  2. Diaktoros novembre 15, 2009 alle 9:50 pm Reply

    Sarà utopia, ma tutti i messaggi che invitano all’amore sono in realtà messaggi di sopravvivenza. Non è affatto vero che il male è necessario, che la violenza tra gli uomini è indispensabile all’autoconservazione. Lo capiva perfino l’ egoista Stirner: in realtà, voler bene agli altri è anche voler bene a se stessi. L’odio e la violenza contro gli altri possono condurre alla distruzione dello stesso genere umano. Amare il prossimo è, non solo una virtù, ma una necessità. Anche se ci sembra che la guerra, la lotta per la nostra affermazione ci faccia vivere meglio, in realtà solo nella pace riusciamo a vivere serenamente e prosperare. E’ un messaggio che si propaga in modo lento e che con grande lentezza viene recepito, tanto sembra innaturale, per un essere bellicoso come l’uomo indubbiamente è. Ma la logica delle cose fa prevedere una progressiva razionalizzazione degli istinti animali dell’uomo, che condurrà alla fine delle guerre e all’emarginazione dei violenti. Solo che per raggiungere quest’ultimo obiettivo, che è primario e irrinunciabile, non stiamo facendo molto. Anzi, contuinuiamo a considerare l’aggressività come un valore e ad osannare e ad ammirare personaggi e leader che sono stati in realtà degli assassini. Bisognerebbe rivisitare la storia e insegnarla in modo diverso alle nuove generazioni.

  3. tolstoj76 novembre 16, 2009 alle 9:55 am Reply

    Diaktoros: forse l’uomo preferisce l’uovo alla gallina, vede il suo tornaconto immediato anche se misero e lo ritiene superiore al bene comune che sarà anche il proprio in futuro; credo che l’economia costituisca un buon esempio.

  4. Iscaestas novembre 16, 2009 alle 1:42 pm Reply

    Se vuoi sapere cosa significa vieni nel mio blog e cerca la tag: "chi sono io e dove siete voi", ma per favore non lasciarmi messaggi privati, preferisco parlare post to post, grazie.
    Ps: ci ero già passata sul tuo blog ma non avevo tempo di postare…

  5. laEly05 novembre 16, 2009 alle 10:03 pm Reply

    Quand’anche la battaglia dell’amore avesse solo un fine estetico, esso è belissimo e purissimo nella sua ricera di perpetuarsi all’infinito tramite l’unione di due persone.
    Qualsiasi cosa creata con amore è belle di per sè e il solo fatto di voler reare una cosa bella perpetua l’amore che si è messo nella creazine stessa.
    La Chiesa ovviamente deve restare fuori da questo discorso, perchè sappiamo bene che il loro discorso sull’amore è solo il mezzo ma non il fine a sè stesso, amore per conformarsi e sottostare all’ennesima regola imposta e non già amore per amore. 

  6. pernonpensare novembre 20, 2009 alle 5:24 pm Reply

    “Basterebbe che gli uomini credessero alla necessità di adempiere all’unico comandamento dell’Amore, così come essi credono oggi alla necessità di compiere questi o quei sacramenti"

    E’ tutto qui…
    Si ha la tendenza e la certezza che ci siano troppe regole e troppi divieti. Basterebbe credere nei sentimenti e nelle cose più semplici senza dover per forza ricercare qualcosa che nemmeno possiamo capire…
    Un sorriso a te

  7. luma65 novembre 22, 2009 alle 4:21 pm Reply

    come se fosse facile… amare

  8. elepetitepeste novembre 23, 2009 alle 2:34 pm Reply

    ciao e grazie dell’invito! molto belli i passi di Tolstoj che hai riportato, purtroppo non sono molto preparata nè su di lui nè sull’argomento che hai trattato, l’argomento chiesa-religione è decisamente lontano da me in questo momento… spero tu possa passare a leggermi 🙂
    un saluto Eleonora

  9. nowhereman56 novembre 24, 2009 alle 7:05 am Reply

    Se ogni anno 1 milione di persone in più leggessero Tolstoj il mondo sarebbe migliore. Buona giornata (NM)

  10. lamiaeco novembre 24, 2009 alle 2:32 pm Reply

    Non sarà un caso che anche Gesù abbia lasciato come unici comandamenti "ama il prossimo tuo come te stesso" e "amatevi gli uni con gli altri come io ho amato voi".
    L’amore sarebbe la soluzione a tanti, forse tutti i problemi.
    Ma l’amore stesso a volte sembra un’utopia. Non solo perché amare gli altri tanto quanto noi stessi è di per sè difficile, ma anche perchè noi esseri umani non di rado non ci amiamo, arrivando persino ad odiare noi stessi. Ci facciamo del male da soli e ne facciamo agli altri.
    Così il comandamento più semplice diventa anche il più difficile da seguire.

  11. MusaTheNight novembre 28, 2009 alle 10:11 am Reply

    Leggere Tolstoj è sempre bello 😉
    Scusa se passo poco :*
    Kiss musa*

  12. maria34 novembre 28, 2009 alle 7:12 pm Reply

    Intanto grazie per avermi invitata. Ho letto con interesse e tornerò a leggerti.
     Nel 1988, una rivista "Millelibri" che io compravo assiduamente e ne conservo tutti i numeri, pubblicava in anteprima (in Italia) alcune pagine di un libro di Leone Tolstoj "La mia fede" pubblicata da lui nel 1884 dove racconta che la lettura del Sermone della Montagna letta a 50 anni, mutò radicalmente la sua vita scoprendo il vero messaggio di Gesu Cristo. E’ stata una lettura molto interessante, per me, tanto da tenerla evidenziata sino ad ora.  Verrò ancora a salutarti e a leggere. Mi farà piacere averti tra i miei amici. Un saluto con i ciclamini del mio balcone:
    A presto  Maria

  13. nowhereman56 novembre 29, 2009 alle 8:19 am Reply

    Ciao Tolstoj, un saluto en passant e alla prossima lettura

  14. Cenicitas novembre 29, 2009 alle 10:49 am Reply

    ottimo post..
    ci si può dilungare in interessanti dibattiti..

  15. Lucy007k5 novembre 29, 2009 alle 8:06 pm Reply

    Bello e significativo questo tuopost!
    Mi piace la teoria di Tolstoj…. ehi…perchè dici che la battaglia dell’Amore è persa! 

    Se ti sentisse Tolstoj!
    Pensieri positivi… sempre….  Un abbraccio

  16. mirtilla71 dicembre 1, 2009 alle 4:10 pm Reply

    ‘A volte ho l’impressione di dovere morire non per colpa del virus, ma perchè respinta dalla gente.’

    Amanda Hegges, malata di AIDS

  17. piadellamura dicembre 3, 2009 alle 5:03 pm Reply

    in ognuno di noi alberga Dio, spesso non lo sentiamo ma c’è. Noi stessi siamo Dio in quanto una sua parte. L’amore è la strada per la consapevolezza, tutto il resto , religioni comprese, sono una sbagliata modalità di ricerca, è da quel"conosci te stesso" che si apre il cuore a Dio.

  18. LostWitch dicembre 3, 2009 alle 6:16 pm Reply

    Non ho mai letto molto Tolstoj ma questo post è davvero interessante, il suo pensiero è utopico e apre la via a diverse interpretazioni…
    sarebbe bello vivere in un mondo seguendo solo un unico comandamento, ma penso che l’uomo non sia in grado di seguire solo l’amore… è troppo abituato a farsi del male!
    Grazie mille per avermi invitata… passerò spesso di qui

  19. sangervasio dicembre 13, 2009 alle 11:18 am Reply

    sei un grande

  20. incuboamaranto dicembre 15, 2009 alle 2:08 pm Reply

    amore,amore.. è facile da pronunciare tanto quanto è facile nascondersi dietro essa.

  21. MariannaPuntoG dicembre 18, 2009 alle 8:40 am Reply

    Bellissimo, quello che £ricerchi" te…

  22. logosritmoio dicembre 19, 2009 alle 6:17 pm Reply

    L’uomo da sempre ha avuto davanti la figura di un Dio che ama gli uomini e che li salva da ogni avversità, non per niente quando abbiamo bisogno, e non dovrebbe essere solo in quel momento, ma cmq sia, ricorriamo a lui, lo preghiamo intensamente affinchè ci aiuti ad uscirne da situazioni che ci affliggono personalmente o i nostri cari.
    Ma che sia un dio che agisce in funzione della punizione non mi pare plausibile sebbene Sodoma e Gomorra fu distrutta perché caduta nella corruzione più perversa…
    Per crocefisso credo che ognuno è libero di professare il culto che vuole, ma di imporre ad uno stato di cambiare una sua convinzione tradizionalistica del cattolicesimo…Se questa azione fosse chiesta in un altro posto dove c’è ristrettezza mentale, di sicuro ci avrebbero fatto tante storie con risvolti politici disastrosi a livello mondiale…
    Ciao Lev un caro saluto…
    Nadia

  23. Syfren dicembre 20, 2009 alle 11:14 am Reply

    Ciao, grazie per l’invito, il tuo blog è interessante..mi soffermerò a leggerlo un po’ 🙂

  24. fernirosso dicembre 22, 2009 alle 6:45 pm Reply

    in sintesi

    o d io

    all’interno di queste lettere,tutte le letture di uomini a cui questo pianeta non appartiene eppure hanno coniugato verbi in cui troneggia un falso potere, un falsa norma che veste la follia di ciascuno in normalità- Lio-grafie della stessa pietra, mai scalfita quella della nostra ignoranza, quella della pretesa che nel cn-io mette anche il governo di dio e lo trasforma in o-d’io,sempre, persino quando è evidente che l’oggetto contundente più pericoloso è lui,l’uomo stesso, che ancora cova il suo uovo e lo tinge d’oro dimenticando che sono solo poche ore quelle della sua vita.ferni

  25. ColpaMetafisica dicembre 23, 2009 alle 6:58 pm Reply

    Ogniqualvolta un uomo ha invocato con cuore puro Osiride, Dioniso, Krsna, Buddha, il Tao, ecc., il figlio di Dio ha risposto inviandogli lo Spirito Santo. E lo Spirito ha agito sulla sua anima, non inducendolo ad abbandonare la sua tradizione religiosa, ma dandogli la luce – e nel migliore dei casi la pienezza della luce – all’interno di tale tradizione."

    S. Weil, Lettera a un religioso, Adelphi, Milano 2003, p. 32.

  26. Diaktoros dicembre 25, 2009 alle 9:22 am Reply

    Essendo in vena di banalità, non posso che augurare a tutti un felice Natale

  27. amarenote dicembre 26, 2009 alle 8:00 am Reply

    Tanti auguri a chi ha un sogno nel cuore
    tanti auguri a te che hai un dolore.
    Tanti auguri a tutti i bambini
    quelli più fragili e quelli più contenti.

    Tanti auguri agli amici
    e tanti auguri a chi si sente felice.
    Tanti auguri alle persone sole
    tanti auguri a chi non crede nell’amore.

    Tanti auguri agli ammalati
    e a tutti coloro che son più fortunati.

    Tanti auguri..
    due piccole parole..
    ma..
    tanti auguri
    che vengono dal cuore.

  28. kjya dicembre 26, 2009 alle 6:51 pm Reply

    Sono senza parole per la profondita’ della tua spiegazione…sei un anima…grazie serene Feste Natalizia tanta gioia pace e Amore un sorriso..

  29. Lucy007k5 dicembre 26, 2009 alle 8:27 pm Reply

    Ciao Buone Feste a te ed ai tuoi cari…
    Buon 2010  Sereno…

     

  30. Demetrablu dicembre 28, 2009 alle 3:39 pm Reply

     bellissimo post, sono d’accordo con quanto scrive Tolstoj.. "un comandamento unico per tutti i tempi e tutti i popoli, il comandamento dell’amore", è la cosa più potente che possa esistere..
    Un bacio.

  31. mirasol86 dicembre 28, 2009 alle 3:43 pm Reply

    blog bellissimo!

  32. francy.s dicembre 29, 2009 alle 5:14 pm Reply

    queste parole un tempo mi emozionavano molto e ci credevo tanto,
    oggi mi sento come in isolata da questa società così lontana da ciò che scrivi e da ciò che sento io dentro, anche se restano sempre i miei valori più veri

  33. SaraG83 dicembre 31, 2009 alle 1:51 pm Reply

    …e come non sottoscrivere.

  34. herboriste gennaio 3, 2010 alle 12:47 am Reply

    Sono pienamente daccordo con te, ormai la religione è uno strumento di controllo e ti dirò di più lo è sempre stato.
    Interessante argomento, un post accurato

    Verro’ a trovarti più spesso.
    un abbraccio

  35. xlilythx gennaio 3, 2010 alle 3:06 pm Reply

    Here I am.
    Non avevo mai letto nemmeno un brano di Tolstoj (…dove la letteratura che si studia fa acqua…).
    Ora sono contenta d’averlo fatto.
    Mi ha incuriosito.

    Al di là del testo in sè – incommentabile – , volevo solo fare una precisazione: l’uomo non è un animale. Gli animali posseggono una nobiltà d’animo senza limiti. L’essere più simile all’uomo, su questa Terra, potrebbe essere il Parassita.

    x lil x

  36. raffapiccinni gennaio 3, 2010 alle 7:58 pm Reply

    la sagezza di uno scrittore… ho letto pochissimo di lui ma questo post mi ha fatto venir voglia di scoprirlo..

  37. caterinaarmenta gennaio 4, 2010 alle 7:00 pm Reply

    Il concetto, il significato è ammirevole. Come fondamento di un mondo utopico lo trovo straordinario ma applicare la legge "dell’Amore" al nostro mondo mi sembra da sempliciotti. Impossibile immaginare un mondo dove l’uomo non si costituisca in gerarchie, dove non crei regole, dove non istituisce gruppo, dove non monopolizzi tutto. Lo fanno gli animali, in modo più semplice, poteva l’uomo non mettere le mani sul concetto "Amore"? Sul senso e sul significato della religione? Che sia cristianesimo o quant’altro!
    Tolstoj è stato uno scrittore straordinario e ha reso al mondo un’ eredità senza pari però per quel po’ che ne so non è che abbia sparso e cosparso tanto amore intorno a se…se il concetto d’Amore deve sfociare in qualcosa di concreto dovremmo iniziare dal piccolo, lui non riuscendo, non volendo ha mirato in alto come a dire "Non è colpa mia se non riesco!".  Troppo comodo!!!

  38. creativity4you gennaio 7, 2010 alle 9:59 pm Reply

    L’amore e’ la risposta a molte cose, ma non sempre e’ facile.

  39. starmorning gennaio 8, 2010 alle 10:54 pm Reply

    divino buon senso, dialetto delle streghe, dolcezza dell’ovvio…cioè niente che riguardi l’uomo purtroppo…mi hai fatto venir voglia di leggere Tolstoi e di questo ti ringrazio…ciao…

  40. Gianluisa gennaio 9, 2010 alle 6:33 am Reply

    Io so per certo che il pensiero di Dio e il pensiero dell’uomo sono molto diversi. Ciò che a noi sembra ingiusto, per Lui lo è. E’ in ogni caso un grande mistero e il credere in un Dio dell’amore, benevolo, della tolleranza, quando vedi accadere ad altri o a te stesso cose terribili, è estremamente difficile.

    Gianluisa

  41. tolstoj76 gennaio 9, 2010 alle 10:27 am Reply

    Gianluisa: "Ciò che a noi sembra ingiusto, per Lui lo è.", o almeno questo è parte dell’insegnamento religioso che ci è stato impartito… per citare Nietzsche: "Dove voi vedete cose ideali, io vedo cose umane, ahi troppo umane";

  42. Menzinger gennaio 10, 2010 alle 10:22 pm Reply

    Sarebbe bello se davvero esistesse questo Dio dell’Unico Comandamento, questo Dio d’Amore, ma se davvero esiste un Dio, mi pare piuttosto il Dio dell’Indifferenza, percui l’uomo non è un Tempio, un Dio che dell’uomo non si cura affatto!

  43. asophia gennaio 14, 2010 alle 8:13 am Reply

    Parole sagge…

  44. BorderGirLInterrupted gennaio 20, 2010 alle 11:53 am Reply

    Ciao, piacere… ti ho invitato nel mio blog, spero di conoscerti meglio 🙂
    bacio..e complimenti per il post!
     

     

  45. Neityri febbraio 10, 2010 alle 11:14 pm Reply

    letto con attenzione hai riportato frasi che colpiscono all’anima…quanto meno alla mia…ho scoperto un bellissimo blog…interessante e completo…un  abbraccio Neityri

  46. ReginaGuerriera febbraio 20, 2010 alle 7:32 pm Reply

    Così giovane e così illuminato!
    Complimenti Angelo!

    Per quanto riguarda Tolstoj… ha fatto il massimo che poteva fare e comprendere per i suoi tempi.
    Se nasceva in tempi odierni, e se nasceva non aristocratico come allora, magari avrebbe capito ancor di più.

    Per capire l’insegnamento di Gesù raccontato nei Vangeli bisognerebbe, come lo fecero i deiscepoli, LASCIARE TUTTO QUELLO CHE SI HA (possiede) e seguire Gesù (la luce Cristica INTERIORE).
    Come racontato nella parabola del ragazzo ricco, più si è ricchi (non solo materialmente!) più difficile risulta il DISTACCO.
    Per poter riempire il contenitore con qualcosa di meglio, bisogna prima SVUOTARLO del vecchio contenuto.

    (By the way: in una mia canzone cantavo: UN FIORE SENZA LA RADICE MORIRE IN TERRA MAI POTRA’! )
    non per caso ho scelto la vita da IMMIGRATA

  47. lafarfalla febbraio 22, 2010 alle 2:43 pm Reply

    Ja ljubljù eto pisatel’ = Amo questo scrittore

    Non mi dispiace nemmeno come e di cosa scrivi tu però!

    Lafarfallabianca

  48. GraphicGiuly marzo 5, 2010 alle 10:19 am Reply

    Buon nuovo giorno…

  49. soursinger maggio 20, 2010 alle 10:03 am Reply

    Grazie per questo post, lo trovo meraviglioso.A presto

  50. LiaOttobrini febbraio 27, 2011 alle 11:27 am Reply

    DOLCE…

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