“Non dobbiamo provare a vivere come qualcosa di diverso da quello che siamo. Non sarebbe forse bestemmiare Dio? Siamo esseri umani, Aurelio. Prima dobbiamo vivere… e poi, sì poi possiamo filosofare.”

(Jostein Gaarder – Vita Brevis)

Flora Emilia, concubina e compagna di Aurelio (Sant’Agostino prima della conversione), non ha dubbi: la vita va vissuta sino in fondo, nella propria interezza. E’ questo l’imperativo che sente nell’anima e nella carne con la forza di una disillusione disperata. Ma è davvero giusto distinguere tra corpo e spirito? La donna risponde senza incertezze: non esiste pensiero scisso dalla fisicità né amore puramente mentale. Ecco il nucleo pulsante della lettera scritta all’ex amante dopo aver letto le Confessioni, opera in cui il venerabile padre della chiesa esamina il proprio passato con la severità di un giudice spietato. Per il vescovo di Ippona Flora non è persona ma diavolo, non creatura che ama, sogna, soffre, ma legame destabilizzante con il mondo; laccio che inchioda alla terra e impedisce di elevarsi al cielo. In altri termini, è rea di ostacolare la necessaria elevazione cui Agostino si sente destinato nell’alienazione della propria santità. Gaardner si propone di renderle giustizia vestendone i panni con sensibilità e discrezione sino a costruire un romanzo epistolare delicato e struggente in cui lo stile ammicca efficacemente al passato senza stancare. Che fine hanno fatto le promesse di Aurelio, chiede Flora nella sua lettera? E come possono essere evaporate dinnanzi all’egoismo di una salvezza da ottenere ad ogni costo? Perché, poi, questo dio cristiano che parla d’amore deve chiedere alle sue creature sacrifici tanto assurdi? Il disperato bisogno di ingannare la morte fa dimenticare al tormentato autore delle Confessioni come anche la santità abbia un prezzo e non esistano azioni assolutamente giuste o sbagliate. Gli fa dimenticare la colpevolezza nei confronti di colei che aveva amato in nome della propria brama di salvezza.

“Riesci a ricordare come mi accarezzavi tutto il corpo e come, per così dire, stimolavi tutti i boccioli prima che si aprissero? Come ti piaceva cogliermi! Come ti lasciavi inebriare dai miei profumi! Come ti nutrivi dei miei umori! Poi te ne sei andato, vendendomi per la salvezza della tua anima. Che infedeltà, Aurelio, che errore! No, io non credo in un Dio che pretende sacrifici umani. Non credo in un Dio che, per salvare l’anima di un uomo, costringe una donna a sprecare la propria vita.”

(Jostein Gaarder – Vita Brevis)

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One thought on “

  1. wolfsrain gennaio 3, 2012 alle 2:47 pm Reply

     ""costringe una donna a sprecare la propria vita."
    E’ da stabilire però se una donna non sprechi la propria vita se non si rapporta ad un uomo……
    Una donna ed un uomo dovrebbero prima del loro connotarsi sessualmente essere sopratutto "individui".
    Non ricordo chi l’ha detto (Plotinio???) ma mi piace molto questa massima:Non sia d’altri chi può esser di se stesso.

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